Buxtehude – Membra Jesu nostri

Dietrich Buxtehude, Membra Jesu nostri [partitura]

 

Fonte: Centro Culturale “San Fedele”, Milano

Membra Jesu Nostri è un oratorio composto da Dietrich Buxtehude nel 1680. Opera originale e complessa, l’elemento comune delle cantate è l’utilizzazione dei versetti del poema medievale Salve mundi salutare del cistercense Arnolfo di Lovanio (1200-1250). Il testo propone una meditazione in sette sezioni sul corpo crocifisso di Gesù, cominciando dai piedi per passare ai ginocchi, le mani, il costato, il petto, il cuore e infine il viso. La prospettiva dell’autore è quella di un penitente inginocchiato ai piedi della croce che alza poco a poco gli occhi, meditando su ciascuna delle parti del corpo di Cristo. Il misticismo di San Bernardo e cistercense è stato incorporato nel luteranesimo dallo stesso Lutero e in seguito da altri autori.
Per ognuna delle sette cantate, alle strofe del poema di Arnolfo, vengono aggiunti in risonanza passaggi biblici appropriati. Come altri compositori del Seicento, Buxtehude ha voluto creare una struttura musicale simmetrica, tuttavia con grande diversità sul piano dei dettagli. Infatti, le 7 cantate hanno quasi la stessa forma: passaggi biblici (Tutti) incorniciano le strofe del poema (Arie), intersecate da ritornelli strumentali. La maggior parte delle cantate utilizzano lo stesso effettivo vocale e strumentale (5 voci, 2 violini, un violone e il continuo), ma nella quinta e sesta cantata ci sono solo tre voci e, nella sesta, i due violini e il violone sono sostituiti dalla ricca sonorità di un quintetto di viole da gamba. Questo dettaglio sottolinea che la cantata sul “cuore” è il centro del ciclo.
Anche la scelta delle tonalità delle cantate sembra avere un senso simbolico: come il poeta alza il suo sguardo, le tonalità progrediscono dai bemolli ai diesis. Un altro elemento unificatore proviene dai ritmi binari (sorte di Gavotte) per le strofe del poema Salve mundi salutare. Il compositore utilizza un linguaggio espressivo e drammatico influenzato dalla musica concertante italiana della prima metà del Seicento, come era stata trasmessa dai discepoli di Carissimi, mentre l’impiego dominante di strumenti obbligato è una caratteristica dell’Europa del Nord.

STRUTTURA DELL’ORATORIO
Buxtehude ha lasciato circa 114 opere vocali sacre e otto cantate profane. La sua musica strumentale superstite comprende quasi 90 composizioni, preludi, toccate, canzonette, le fughe e preludi corali, con una serie di opere per altre tastiere, trio sonate e solisti. Il suo ciclo di sette cantate sacre Membra Jesu Nostri è stato scritto nel 1680 e dedicata a Gustaf Duben, direttore d’orchestra e organista della chiesa tedesca a Stoccolma. Duben ha riunito una importante collezione di musica, di cui 105 opere di Buxtehude. L’autografo di Membra Jesu Nostri sopravvive nella raccolta Duben, presentato da suo figlio barone von Anders Duben all’Università di Uppsala.
Membra Jesu Nostri è un ciclo di sette cantate, ciascuna comporta una meditazione su Cristo sulla croce, sulle membra del suo corpo: piedi, ginocchia, mani, costato, petto, cuore e capo. Il testo latino è tratto dalla oratio Rhythmica attribuito a San Bernardo (XII secolo) di Chiaravalle o a Arnolfo di Lovanio (XIII secolo), entrambi cistercensi. Da ciò Buxtehude ha derivato un’aria di tre versetti per ciascuna delle sette parti del lavoro, in cui la sequenza delle tonalità, do minore, Mi bemolle maggiore, sol minore, re minore, la minore, mi minore, do minore, fornisce una elemento di unità.
La prima cantata del ciclo, Ad pedes, si apre con una Sonata, una breve introduzione strumentale per due violini, viola e organo/continuo. Un coro a cinque parti canta una figura con imitazioni su testo del profeta Nahum, con accompagnamento di basso continuo e il più breve intervento strumentale, con l’aggiunta di un’elaborazione a cinque voci del primo versetto del Oratio Rhythmica. Segue un’aria per soprano, con basso continuo: Salve mundi Salutare, con un ritornello finale strumentale. La seconda aria per soprano, Clavos pedum segue lo stesso modello, proviene dal basso Dulcis Jesu, con una melodia diversa sulla stessa base armonica. Il coro e gli strumenti terminano la prima parte con un ritorno al testo biblico.
Ad genua inizia con una Sonata strumentale con l’effetto del tremolo agli archi. Il coro entra a imitazione su Ad ubera portabimini. Segue un’aria del tenore, Salve Jesu, rex sanctorum, con un ritornello strumentale, cui segue il secondo versetto per contralto, sullo stesso modello armonico, Quid sum tibi responsurus, che porta alla terza strofa, Ut te quaeram, per due soprani e basso, con basso continuo. Il primo coro, Ad ubera, viene ripetuto come conclusione.
La terza parte del ciclo, Ad manus, si apre con una sonata strumentale, seguita dal coro contrappuntistico  Quid sunt plagae istae. L’aria del primo soprano, Salve Jesu, Bone Pastor, con il suo ritornello conclusivo, porta ad un versetto per secondo soprano, con lo stesso materiale musicale, Manus sanctae, con una terza strofa, In cruore Tuo, per contralto, tenore e basso. Dopo il ritornello viene ripetuto il coro Quid sunt plagae istae.
Ad latus inizia, come prima, con una breve Sonata, un’introduzione strumentale, seguita da un’elaborazione a cinque parti di Surge, amica mea. Inizia il contralto e porta a un’omofonia vocale, prima dell’imitazione su caverna in maceriae. La prima aria, per soprano e basso continuo, Salve latus Salvatoris conduce ad un trio vocale sulla seconda strofa, per contralto, tenore e basso, Ecce tibi appropinquo e alla terza strofa: un’aria per soprano, Hora mortis meus flatus, come prima sullo stesso modello armonico, con le due arie solistiche di nuovo utilizzando lo stesso materiale melodico, L’ultimo ritornello riprende il corale Surge amica mea.
La quinta parte, Ad pectus, si apre con una breve Sonata, seguita adesso da una realizzazione contrappuntistica a tre voci del Sicut Modo geniti infantes, per contralto, tenore e basso. La prima aria è per contralto, Salve, Salus mea, seguita dal tenore con Pectus mihi conferenza mundum  e dal basso con Ave, verum templum Dei, ognuna con un diverso profilo melodico sullo stesso schema armonico. L’ultimo ritornello riporta al Sicut Modo geniti infantes a cinque voci.
Ad cor inizia con un Adagio introduttivo di tre misure, seguito da un Allegro in stile imitato per le cinque viole da gamba, gruppo strumentale di questa sezione.  Il movimento prosegue con un alternarsi di sezioni lente e veloci, seguito dal Vulnerasti cor meum a tre voci, per due soprani e basso. Il ritornello di chiusura è seguita dal Summi regis cor per soprano e il versetto per secondo soprano Per medullam cordis mei, il passaggio drammatico per basso Viva cordis  voce clamo e il finale a tre voci Vulnerasti, differente nelle ultime battute, quando i cantanti dolcemente ripetono le parole cor meum.
La parte finale del ciclo, Ad faciem, ritorna alla strumentazione originale di due violini, violone e organo/continuo, e alla tonalità originale di do minore. Inizia con una Sonata e l’Illustra faciem tuam a cinque voci. L’aria su Salve, caput cruentatum, è a tre voci, contralto, tenore e basso. Segue il versetto per il secondo contralto  Dum me mori est necesse (Dal momento che deve morire) e una versione corale della terza strofa, Cum me jubes emigrare, tutti e tre sullo stesso modello armonico. Tutto ciò è sovrastato da un Amen elaborato e prolungato. L’autografo, che porta all’inizio l’iscrizione In nomine Jesu, si conclude con le parole aggiunte Soli Deo Gloria.

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