Appunti sulla musica strumentale barocca

Prof. Luca Aversano (Università di Roma Tre)

I principali strumenti a tastiera del Barocco italiano furono l’organo ed il clavicembalo. L’organo, strumento aerofono munito di serbatoio d’aria, era usato anticamente nella musica profana in occasione di festività pubbliche. Nel Medioevo venne impiegato principalmente in ambito liturgico. Dotato di un’estensione limitata e di una tastiera formata da grandi leve, aveva il compito di sostenere o sostituire le parti vocali. Nel XV secolo gli organari (cioè i costruttori di organi) toscani allargarono l’estensione della tastiera, che nel frattempo era andata assumendo la forma moderna, e introdussero i primi registri (serie di canne d’effetto timbrico omogeneo). La nascita, nel corso del XVI secolo, di una letteratura musicale specifica per strumenti a tastiera, ad opera di compositori gravitanti intorno alla scuola veneziana (vedi 6.1), funse da base per la formazione di uno stile compositivo organistico chiaramente differenziato da quello per clavicembalo, le cui prime significative testimonianze si incontrano nei Fiori musicali di Girolamo Frescobaldi, del 1635.

[…]

strumenti ad arco. In epoca rinascimentale la famiglia degli strumenti ad arco era molto eterogenea, soprattutto per quanto riguarda il complesso delle viole. Esse si dividevano in due sottogruppi principali, le viole da braccio e le viole da gamba, che coprivano dal basso all’acuto e con ricchezza di varietà timbrica l’intera estensione dello spazio sonoro. Nel corso dell’età barocca molti tipi di viola caddero in disuso e si stabilì una più semplice ripartizione dei registri timbrici e intervallari all’interno della famiglia. Rimasero in vita due modelli di viola da braccio, la viola contralto (da cui deriva la moderna viola) e la viola tenore, alle quali veniva affidata di solito l’esecuzione delle parti centrali di una composizione d’insieme. Nel registro grave i vari tipi di viola da gamba lasciarono posto al violoncello e al violone, antenato dell’odierno contrabbasso. Nella tessitura alta si affermò invece il violino, il più acuto degli strumenti ad arco. Esso acquistò la forma attuale nel corso del XVI secolo, al termine di un lungo processo evolutivo. La maestria dei liutai (cioè i costruttori di liuti e altri strumenti a corde pizzicate e ad arco) italiani, tra i quali Nicola Amati (1596-1684) e Antonio Stradivari (1643/44-1737), gli donò poi una struttura perfetta dal punto di vista acustico ed estetico, modificata successivamente solo in piccoli dettagli. Nato come strumento popolare e di danza, il violino divenne nel corso del XVII secolo uno degli strumenti preferiti della musica colta, in ragione delle sue flessibili qualità timbriche, che lo rendevano adatto sia all’espressione solistica sia alla musica d’insieme. A partire dal Seicento la letteratura violinistica si arricchì pertanto in maniera straordinaria, grazie alle creazioni di numerose generazioni di violinisti-compositori.

strumenti a pizzico. Strumento di origine molto antica, probabilmente arabo-persiana, il liuto divenne popolarissimo in Italia nell’epoca che va dal Rinascimento al primo Barocco. In questo periodo il numero delle corde, che prima variava da due a quattro, salì a sei (cinque doppie e la più acuta semplice). Si ebbero anche liuti di dimensioni diverse, come gli arciliuti, muniti di numerose corde e costruiti in una taglia più grande. Le corde del liuto, tese sul manico corto piegato ad angolo e su una cassa armonica a fondo convesso, venivano originariamente pizzicate con un plettro. Fu solo a partire dal XV secolo che si preferì pizzicarle con le dita, per meglio sfruttare le caratteristiche polifoniche dello strumento, dotato di un timbro tenue adatto sia all’esecuzione solistica e da camera, sia all’accompagnamento della voce. Il suo suono netto e incisivo si confaceva inoltre all’esecuzione delle musiche per danza. Il liuto cadde in disuso dopo il1650, quando si iniziò ad anteporgli l’uso della chitarra. A differenza del liuto, la chitarra è dotata di una cassa dal fondo piatto. Prima di assumere, alla fine del Settecento, l’attuale aspetto a sei corde semplici, l’accordatura dello strumento prevedeva quattro o cinque ordini di corde raddoppiate. Quest’ultimo modello, in uso durante tutto il Settecento, prese il nome di “chitarra spagnuola”. Nata come strumento popolare, a partire dal XVI secolo la chitarra si affermò anche nella musica colta, trovando impiego, per il suo timbro intimo e dolce, in ambito solistico e cameristico. Nel corso del Seicento il repertorio chitarristico si arricchì soprattutto di musiche per danza, spesso raccolte nelle cosiddette suites(vedi 5.1). Altri strumenti a pizzico diffusi tra XVI e XVIII secolo erano la lira, la cetera, la tiorba e l’arpa.

strumenti a fiato. Attraverso il medesimo processo di semplificazione avvenuto per la classe degli strumenti ad arco (vedi 2.2), nel corso del periodo barocco si verificò una riduzione della grande varietà degli strumenti a fiato tramandati dal Rinascimento. Il numero dei membri appartenenti alle varie famiglie diminuì e incominciarono a delinearsi i modelli moderni. Il flauto, oggi fabbricato anche in argento o in altri metalli, era anticamente costruito in legno. Poteva essere diritto o traverso, a seconda della posizione in cui il suonatore lo teneva rispetto alla bocca. Il flauto diritto, di cui esistevano vari tipi, classificati secondo l’estensione sonora di riferimento (ad esempio contralto, tenore, basso), fu molto in voga nel Rinascimento e nella prima fase dell’età barocca. All’inizio del Settecento si affermò invece il flauto traverso, dotato di maggiore agilità e pienezza di timbro. Di entrambi i modelli venne preferito l’impiego solistico. Utilizzate nell’antichità come strumenti militari, di caccia, o di richiamo, le trombe entrarono stabilmente nella musica colta a partire dal XVI secolo. […] Grazie alla capacità di aumentare l’effetto di maestosità sonora, il trombone ebbe grande fortuna nel primo Barocco, quando la sua famiglia era composta di diversi membri: soprano, contralto, tenore, basso, contrabbasso. Per il suo timbro chiaro e squillante anche il clarino, un modello di tromba acuta, fu molto usato nel Seicento e nel Settecento, con funzioni solistiche e a volte virtuosistiche […] . La famiglia del cornetto andava dal basso al soprano, ma quest’ultimo tipo prevalse, per la sua voce agile e penetrante. Il cornetto soprano si aggiungeva generalmente ai complessi di trombone come parte di registro acuto, ma decadde rapidamente nel corso del XVIII secolo. Scomparsi molti degli strumenti ad ancia doppia rinascimentali, quali cromorni e dulciane, in età barocca sopravvissero soltanto il discantus (lo strumento a tessitura più acuta) e il bassus (lo strumento a tessitura più grave) dell’antica bombarda, rappresentati rispettivamente dall’oboe e dal fagotto. In particolare, l’oboe fu molto impiegato come strumento solista, mentre il fagotto nell’esecuzione del basso continuo.

complessi d’insieme. All’inizio del XVI secolo era avvenuta una profonda mutazione dell’ideale sonoro nella musica d’insieme strumentale: ai complessi di strumenti di suono eterogeneo e sbilanciati verso l’acuto, diffusi in età medioevale, si sostituirono complessi timbricamente più uniformi ed equilibrati dal punto di vista dell’estensione sonora. Sul cambiamento influì anche la nuova concezione d’insieme della musica per canto, che preferiva ora una sonorità fusa ed omogenea, ottenuta anche mediante l’impiego dei registri più gravi della voce. Per realizzare tale ideale di suono vennero concepite famiglie strumentali complete, capaci di coprire l’intero ambito tonale. I raggruppamenti organizzati di strumenti, che pur nell’equilibrio del risultato fonico si presentavano molto variegati, venivano indicati nel Cinquecento con il termine generico di “concerti”, a cui potevano unirsi anche le voci. La composizione dei “concerti” non era a quell’epoca ancora codificata, tanto che molti compositori aggiungevano al titolo delle loro opere la didascalia “per cantare e sonare con ogni sorta di strumenti“. Fu solo a partire dalla fine del XVI secolo che si incominciò ad annotare in maniera più precisa la struttura degli organici strumentali. Verso la metà del Seicento si riscontra in Italia una generale tendenza alla semplificazione della materia sonora, con una progressiva egemonia della famiglia degli archi ed il graduale trapasso dall’uso delle viole a quello dei violini. La partecipazione degli strumenti a fiato assume sempre più carattere solistico, mentre l’insieme degli archi diviene la base dell’orchestra barocca italiana, articolata normalmente in una scrittura a tre (violino I, violino II, basso) o a quattro parti (violino I, violino II, viola, basso). La linea melodica più grave, che nel frattempo aveva acquisito un rilievo fondamentale, evolve nel cosiddetto basso continuo, realizzato secondo variabili combinazioni di strumenti a tastiera (organo, clavicembalo), ad arco (violoncello, violone), a fiato (fagotto), a pizzico (tiorba, chitarrone).

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