Riforma protestante

La Riforma protestante (dalla Piccola Enciclopedia Treccani online)

Lutero, monaco tedesco, giunse dopo un’intensa ricerca esistenziale alla conclusione che a nulla servivano le pratiche tradizionali del culto e della pietà, le cosiddette opere: la salvezza dell’uomo è riposta nella sola fede. Con la critica alla vendita delle indulgenze, esposta nel 1517 in 95 tesi, egli iniziò senza volerlo un vasto movimento di riforma. Gli scritti di lì a poco pubblicati minarono la teologia cristiana. In essi si afferma che la Scrittura, soggetta al libero esame del credente, è l’unica fonte di fede. Solo pochi sacramenti trovano in essa conferma. I fedeli sono uguali davanti a Dio, dunque tutti sono sacerdoti. Dopo la bolla di condanna papale (Exsurge Domine, 1520) che Lutero bruciò pubblicamente, e la successiva scomunica (gennaio 1521) i rapporti con la Chiesa vennero lacerati. Anche il tentativo di Carlo V, che invitò Lutero a ritrattare le sue idee alla Dieta di Worms (1521), non ottenne risultato.

Il rapporto di Lutero con l’autorità e la società civile, viene sancito da due avvenimenti: la “rivolta dei cavalieri” (1522-1523) e la “guerra dei contadini” (1524-1525), che provocarono nel riformatore un’aspra condanna. Negli anni tra il 1525 e il 1529 il luteranesimo si rafforzò in molte regioni tedesche, penetrando in Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia. In Germania i principi tedeschi aderirono in modo massiccio alla Riforma sia per appropriarsi dei beni ecclesiastici sia per contrastare il progetto di restaurazione imperiale di Carlo V. I contrasti esplosero nella Dieta di Augusta (1530) in cui i luterani presentarono una formulazione ufficiale degli articoli della fede riformata: laConfessione Augustana, redatta da Melantone. Malgrado i toni concilianti essa venne respinta e i principi tedeschi si unirono nella lega di Smalcalda.

La riforma realizzata da Zwingli a Zurigo fu di carattere più umanista: si ammise il dogma della predestinazione, ma nel credente illuminato dalla Grazia Zwingli riconobbe i tratti di quella dignità dell’uomo di cui aveva recentemente parlato Erasmo. L’esperienza della città svizzera cessò con la reazione dei cantoni cattolici circostanti, che dopo la Dieta di Augusta sconfissero i seguaci di Zwingli a Kappel (1531). Sempre in area germanica gli “anabattisti” (“coloro che si ribattezzano”) fondarono comunità di “eletti”, al di fuori di ogni ordinamento statale. Perseguitati sia dai cattolici che dai luterani trovarono rifugio nella città di Münster, dove attuarono una sorta di comunismo totalitario ed evangelico. La conclusione fu cruenta: Münster venne presa dai signori circostanti e gli abitanti massacrati dai principi tedeschi in accordo con il luterano Filippo d’Assia (1535).

In Inghilterra Enrico VIII con l’Atto di Supremazia nel 1534 scisse la Chiesa inglese da Roma: a capo della Chiesa anglicana fu posto l’arcivescovo di Canterbury, nominato dal re. I motivi che spinsero Enrico VIII a questo erano in parte legati alla sua vicenda matrimoniale (il divorzio da Caterina d’Aragona e il matrimonio con Anna Bolena): alla scomunica papale Enrico VIII aveva risposto con una serie di atti, l’ultimo dei quali è appunto l’Atto di Supremazia. La Riforma anglicana si configura come uno scisma e non come un’eresia, perché niente della teologia cattolica fu modificato. La Riforma venne introdotta in Inghilterra da Edoardo VI (1547-53) con il Book of Common Prayer e i quarantadue articoli che stabilirono una confessione di fede in senso calvinista.

Già prima del 1517 emersero in Spagna, Francia e Italia tendenze religiose innovatrici. Non misero in discussione i dogmi e trovarono una qualche eco nei vertici più alti della Chiesa, pur restando un nulla di fatto. In Italia, al movimento dell’evangelismo, a spinte innovatrici presenti in cardinali come Contarini (culminanti con la decisione di partecipare a Ratisbona all’apertura dei colloqui di religione con i protestanti nel 1541), si alternarono spinte conservatrici, che con il fallimento dei colloqui e l’istituzione a Roma, nel 1542, del Sant’Uffizio per l’Inquisizione, divennero dominanti.

Una nuova ondata di riforma investì l’Europa negli anni Quaranta a opera del francese Giovanni Calvino. Nato nel 1509 e indirizzato dal padre verso la carriera ecclesiastica, egli fu influenzato sia dall’umanesimo cristiano che dal Luteranesimo. Aderì al protestantesimo tra il 1528 e il 1534, ma, diversamente da Lutero – arrivato suo malgrado alla Riforma – egli si sentì chiamato a tale compito. Nel 1536 Calvino stampò a Basilea l’Istituzione della religione cristiana. A Ginevra trovò un clima di grande agitazione che gli permise di attuare i suoi proponimenti. Calvino pretese da tutti i cittadini comportamenti irreprensibili; per la sua intransigenza fu espulso dalla città (1538). Richiamatovi (1541) rimase a Ginevra fino alla morte, ordinando la città secondo un modello di estremo rigore politico-religioso. La città divenne una repubblica teocratica in cui l’ordinamento pubblico coincise quasi con quello ecclesiastico. Nella dottrina Calvino, accanto al concetto biblico di Dio che condanna, salva e “chiama”, pose una più serena concezione dell’uomo, scevra dell’ansia e dell’angoscia luterane: l’assolvimento sollecito della chiamata che Dio rivolge a ogni uomo si manifesta nel lavoro e nell’operosità quotidiana, testimonianza della propria elezione da parte di Dio. Scompaiono i toni dubbiosi e pessimisti della dottrina luterana. Alla morte di Calvino, nel 1564, tali idee ebbero ampia diffusione in Svizzera, Germania, Paesi Bassi, Scozia, Polonia e Ungheria. Frattanto i protestanti e i cattolici avevano trovato l’intesa nel boicottare la politica autocratica di Carlo V. Carlo V battè i protestanti a Mühlberg (1547), ma non fu una vittoria decisiva. Egli, scontratosi con le resistenze del Pontefice, delle popolazioni tedesche convertite alla Riforma e dei principi, sottoscrisse la Pace di Augusta (1555). In base a essa ogni stato tedesco poté scegliere la confessione cattolica o quella luterana; in pratica i signori imposero nei propri territori la loro scelta religiosa, principio poi detto cuius regio eius religio.

Diffusione della riforma protestante – Rinviando per i singoli eventi alle voci relative, si richiama qui di seguito, nei momenti fondamentali, la trama storico-politica in cui la riforma si inserisce. La data che convenzionalmente si fissa come inizio della riforma è il 31 ottobre 1517, giorno in cui Lutero (secondo una tradizione che è stata revocata in dubbio) avrebbe fatto affiggere alla porta della cattedrale di Wittenberg le 95 tesi contro lo scandalo delle indulgenze affrontando, con il problema della penitenza, quello del peccato e della grazia; subito la dottrina luterana divenne arma di rivolta politica: i principi tedeschi ne sposarono la causa vedendo la possibilità, con l’appoggio al luteranesimo, di distruggere lo schema medievale che li subordinava all’imperatore, e di incamerare, non riconoscendo l’autorità della Chiesa di Roma, i beni ecclesiastici: tipico l’esempio del ducato di Prussia che, dominio religioso dell’ordine dei Cavalieri teutonici, fu secolarizzato con il passaggio al luteranesimo del gran maestro dell’ordine Alberto di Hohenzollern il quale lo ridusse a feudo dinastico ponendolo sotto il vassallaggio del regno di Polonia (trattato di Cracovia, 1525). L’esempio rafforzò i principi tedeschi che coglievano l’occasione di combattere Carlo V mentre era impegnato nelle lotte contro la Francia; alla dieta di Spira (1529: a questa risale il nome di “protestanti”) e a quella di Augusta (1530), seguì la lega di Smalcalda (1530) e poi la lotta aperta con l’imperatore fino alla pace di Augusta (1555: riconoscimento del luteranesimo; libertà di seguire la religione sia cattolica sia luterana, ma nell’ambito del principio cuius regio eius religio).

Come abbiamo detto, alla riforma luterana si affiancò, muovendo da analoghe istanze, quella calvinista: a Zurigo, già Ulrico Zwingli, con l’appoggio delle autorità locali, aveva attuato un piano di riforme in senso antipapale e anticuriale e la sua iniziativa si diffuse presto in Svizzera e nella Germania sud-occidentale: ma con la morte di Zwingli (1531) il centro del moto riformato passò a Ginevra ove Calvino (1535) attuò una rigida organizzazione teocratica e codificò le fondamentali tesi riformate (in dipendenza da Wycliffe, Lutero, Zwingli, ma con netta accentuazione del tema della predestinazione) nell’Institutio christianae religionis (1536). La diffusione del luteranesimo e del calvinismo fu rapida in Europa: la Chiesa luterana si affermò soprattutto dove un monarca o una classe di nobili intese affermare la propria indipendenza dal potere imperiale e volle incamerare i beni ecclesiastici: in Germania e nei paesi scandinavi; più debole la diffusione in Polonia e in Boemia. Il calvinismo penetrò rapidamente in paesi economicamente e socialmente più avanzati, come i Paesi Bassi, dove la ricca borghesia mercantile difese la libertà di culto, insieme ai suoi privilegi e alle sue autonomie, contro il centralismo di Filippo II. Esso fu anche abbracciato da una larga parte della nobiltà francese, ungherese, polacca, raccogliendo successi presso i re di Navarra (1558), nella Germania occidentale e, per opera di John Knox, in Scozia: la storia del calvinismo si intrecciò a lunghe lotte politiche, di cui i momenti salienti sono rappresentati dalle guerre di religione in Francia (1562-98; 13 aprile 1598: editto di Nantes), e in Olanda dalla guerra di liberazione contro la Spagna (dalla rivoluzione dei “pezzenti” nel 1556, alla costituzione della Repubblica delle Province Unite). In Inghilterra, la riforma, malgrado infiltrazioni luterane e calviniste, ebbe fisionomia propria, nascendo dalla volontà autocratica della monarchia: questo il senso della politica antipapale di Enrico VIII che si affermò, in relazione al matrimonio con Anna Bolena, nell’atto di supremazia fatto approvare in Parlamento (1534), con il quale il re era “accettato e riconosciuto come unico e supremo capo, sulla terra, della Chiesa d’Inghilterra“. La riforma di Enrico VIII, che sembrò essere stroncata sotto il regno di Maria la Cattolica (1553-58), si consolidò con l’avvento al trono di Elisabetta I (1558-1603), terza figlia di Enrico VIII.

In Italia, la riforma si affermò solo in ambienti circoscritti e, pur aderendovi personalità di grande rilievo nelle polemiche riformate, lasciò scarse tracce: centri in cui si svilupparono idee riformate furono Napoli (per opera di Juan de Valdés e poi di Bernardino Ochino), Ferrara (alla corte di Renata di Francia che ospitò nel 1536 Calvino), Lucca (con Pier Martire Vermigli e Celio Secondo Curione) e Venezia. Ma notevole è il contributo alla riforma di alcune personalità come Ochino, Stancaro e i fratelli Sozzini; sul piano ecclesiastico, non si ebbe la costituzione di una Chiesa riformata, salvo l’antica Chiesa valdese che, originata dalla predicazione di Pietro Valdo e dei Poveri di Lione, aderì nel 1532 alla Riforma.

Sul piano europeo, il moto di rinnovamento politico in cui si erano inseriti gli ideali della riforma, trovò la sua sistemazione nella pace di Vestfalia (1648) che chiuse la guerra dei Trent’anni: essa segnò il fallimento del programma asburgico sia sul piano dell’accentramento statale sia in quello della restaurazione cattolica: riconfermando la pace di Augusta, il trattato di Vestfalia riconobbe tre Chiese (cattolica, luterana, calvinista) e ribadì il principio cuius regio eius religio, riconoscendo però il diritto ai sudditi di emigrare senza perdere i loro averi. La riforma protestante ha avuto la sua massima diffusione, come abbiamo accennato, nei paesi anglosassoni e nei paesi scandinavi, e passò poi dall’Europa nei domini extraeuropei, soprattutto nell’America del Nord. Il luteranesimo ha la sua area di diffusione in Germania, Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia, Alsazia (Francia) e in molte zone degli Stati Uniti ove si sono costituite varie Chiese luterane confederate in unioni o sinodi; il calvinismo (Chiesa riformata) in Svizzera, Scozia, Francia e negli Stati Uniti; la Chiesa anglicana in Inghilterra e nei paesi da questa colonizzati (Canada, Nuova Zelanda, Sudafrica, Stati Uniti). Ai margini delle tre grandi correnti della riforma protestante, e all’interno di esse, si sono formati vari moti di riforma, alcuni dei quali hanno avuto larga diffusione nei territori di missione e in particolare negli Stati Uniti d’America.