Rinascimento – alcune parole chiave

Fonte: http://www.italica.rai.it

Elenco mooolto parziale (col suggerimento di curiosare nel sito di provenienza)

Accademia – Si tratta di una forma di libera associazione che può aver luogo tra scienziati, artisti o letterati. Si ispira idealmente all’Accademia di Platone, e si configura come istituzione nell’epoca umanistico’rinascimentale; sorta inizialmente come cenacolo di umanisti uniti dagli studi dell’antichità classica e dalla pratica della «conversazione», finisce poi con l’acquisire un apparato sempre più prescrittivo e definito di norme e statuti. In seguito, assumerà un ruolo di raccordo e anche di rifugio tra i letterati sfavoriti dalle altre istituzioni. Tra le più antiche, ricordiamo l’Accademia Platonica di Firenze, fondata verso il 1463 da Marsilio Ficino, con l’appoggio di Cosimo de’ Medici.

Alberti – Leon Battista Alberti: Figlio naturale di Lorenzo Alberti, Battista (Leone è un’aggiunta successiva, come nome umanistico) segue, ancora fanciullo, il padre nella sua attività di mercante ( la famiglia Alberti, fiorentina e di origine nobile, era dedita al commercio sin dalla fine del Duecento, divenendo così ricchissima e potente) in varie città dell’Italia settentrionale, tra cui Genova, Venezia e Padova. Proprio a Padova intraprende gli studi umanistici, probabilmente alla scuola di Gasparino Barzizza, dove conosce il Panormita, Francesco Barbaro e Francesco Filelfo. Si trasferisce a Bologna , dove rimane fino al conseguimento della laurea in diritto canonico nel 1428. La morte del padre, nel 1421, apre per lui una stagione triste e disagiata: figlio illegittimo, non può aspirare alle ricchezze familiari che invece toccano agli altri membri della famiglia Alberti, e deve anche subire soprusi dai parenti a proposito dell’eredità. Intanto continua i suoi studi, ampliando i suoi interessi allo studio della matematica e della fisica, ed esordisce in campo letterario con la commedia Philodoxeos fabula (1424). Compone anche rime in volgare, in generi svariati: sonetti, elegie in terzine, sestine, egloghe. Nel 1428 scrive un trattatello sulla condizione dell’intellettuale nella società, De commodis litterarum atque incommodis e le primeIntercoenales. Nel 1432, si trasferisce a Roma e, per risolvere la sua condizione economica instabile, intraprende la carriera ecclesiastica, assumendo l’incarico di segretario di Biagio Molin, reggente della cancelleria pontificia, che gli commissiona la Vita sancti Potiti (1433); successivamente viene nominato abbreviatore apostolico presso la Curia romana. Finalmente può dedicarsi serenamente agli studi: fra il 1433 e il 1434 compone in volgare i primi tre libri del trattato Della famiglia. Continua lo studio della fisica, in particolare dell’ottica, e dell’architettura: nel 1435’1436 scrive in latino il trattato De pictura, dedicandolo a Brunelleschi (l’anno seguente lo stesso Alberti ne curerà una traduzione in volgare). Nel 1435 segue papa Eugenio IV a Firenze e, in seguito, a Bologna e a Ferrara, dove nel 1438 si apre il Concilio delle Chiese romana e bizantina. Ritorna a Firenze nel 1439, riordina le Intercoenales, e aggiunge un quarto libro al trattato Della famiglia; nel 1441 organizza con Piero Cosimo de’ Medici il Certame coronario, gara poetica sul tema dell’amicizia. Scrive operette in latino, De iurePontifex, i cento Apologi,CanisMusca, e i due dialoghi Profugiorum ab aerumna libri e Theogenius; tra il 1443 e il 1450 compone l’ironico Momus e, nel 1452, il trattato di architettura De re aedificatoria. La passione per l’antichità e gli interessi eruditi e archeologici informano la sua attività si architetto, volta alla ricerca di una proporzione modulare che qualifichi le diverse tipologie architettoniche, strutturali e decoratrive. Ne sono testimonianza a Firenze il Palazzo Rucellai (1447 – 51 circa), con il quale Alberti fissa il modello della dimora signorile fiorentina, e i partiti decorativi del tempietto del Santo Sepolcro nella Cappella Rucellai in San Pancrazio e della facciata della chiesa gotica di Santa Maria Novella , terminata nel 1470; a Rimini la ristrutturazione della chiesa di San Francesco, trasformata nel Tempio Malatestiano su committenza di Sigismondo Pandolfo Malatesta; a Mantova le chiese di San Sebastiano, iniziata nel 1460, e di Sant’Andrea, progettata nel 1470. Negli ultimi anni della vita si dedica ancora alla trattatistica: Descriptio Urbis RomaeDe statua (intorno al 1450), Sentenze pitagoriche (1462) e De iciarchia (1468). Muore a Roma nel 1472.

Allegoria – Figura retorica e procedimento stilistico che consente nel significare un contenuto altro (ideale, morale, o religioso) attraverso un’immagine da esso indipendente e autonoma, che però rinvia ad esso come a un sovrasenso presente sotto il velo del significato letterale. È centrale nella concezione medievale delle arti e nella tradizione interpretativa delle opere classiche.

Antico regime – Espressione con cui si definisce l’insieme di culture, arti, istituzioni giuridiche e politiche che hanno caratterizzato il mondo occidentale dal Quattrocento alla Rivoluzione francese: ed è proprio questa radicale frattura negli ordinamenti istituzionali e sociali europei a riconoscere e nominare come “antico” tutto il periodo che l’aveva preceduta, in specifico riferimento ai suoi ordinamenti (regime).

Archeologia – Scienza dell’antichità, che studia in maniera sistematica i reperti delle civiltà remote. Nel Rinascimento indica quella corrente di studi che incentra il dialogo con l’antico sul restauro dei manufatti e delle vestigia concrete, invece che sulle testimonianze letterarie e sull’eredità ideale. Ha un ruolo di primaria importanza in campo artistico, ma influenza fortemente (a esempio attraverso l’epigrafia) la letteratura e la filologia.

Bembo – Pietro Bembo: Figlio di Bernardo, figura di rilievo nella politica veneziana, e dedito a interessi umanistici (disponeva infatti di una ricca biblioteca), Pietro viene avviato assai presto alla cultura letteraria, che poi completa sotto la guida dell’umanista Giovanni Alessandro Urticio e forse di Giovanni Aurelio Augurello; intraprende poi, a Messina, lo studio del greco con Costantino Lascaris. A Venezia prende parte all’iniziativa editoriale di Aldo Manuzio, pubblicando, nel 1495, la grammatica di Lascaris, portata da Messina. Fra il 1497 e il 1503 soggiorna ripetutamente a Ferrara, studiando filosofia alla scuola di Niccolò Leoniceno: qui conosceAriostoTebaldeoSadoleto ed Ercole Strozzi. Con Manuzio, Bembo pubblica anche le rime di Petrarca(1501) e la Commedia di Dante (1502); tra il 1497 e il 1502 lavora intanto agli Asolani, trattato pubblicato a Venezia nel 1505, dedicato a Lucrezia Borgia, con cui Bembo ha avuto una relazione amorosa. Nel 1506 si trasferisce a Urbino, ospite alla corte di Guidobaldo di Montefeltro, dove conosce CastiglioneFederico FregosoGiuliano de’ Medici e Bernardo da Bibbiena. Intraprende la carriera ecclesiastica nel 1508 e nel 1512 si trasferisce a Roma, dove polemizza con Giovanni Francesco Pico, con uno scambio di lettere sul problema dell’imitazione . Nel 1513 viene nominato segretario pontificio dal neoeletto papa Leone X e partecipa ad una missione diplomatica a Venezia. Si muove poi tra Roma e Padova: nel 1524 presenta a Clemente VII il manoscritto delle Prose della volgar lingua. Nel 1530 viene nominato storiografo della Repubblica Veneta e bibliotecario della Libreria Nicena (poi Biblioteca Marciana) di Venezia: e nello stesso anno pubblica la raccolta delle sue Rime. Nel 1532 muoiono il figlio Lucilio, e Faustina Morosina della Torre, con la quale conviveva a Padova dal 1522. Nel 1539 viene nominato cardinale e si trasferisce a Roma, dove muore nel 1547.

Botticelli – Sandro Botticelli: Pittore nato a Firenze nel 1445 e morto nella stessa città nel 1510. Allievo di Filippo Lippi e poi collaboratore del Verrocchio, esordì esercitandosi sul tema della Madonna col Bambino – ricordiamo la Madonna del Roseto (1468, Parigi, Museo del Louvre) – per dedicarsi poi a completare con la Fortezza un gruppo di figure allegoriche di Pollaiolo. Dal 1470 costituisce una bottega autonoma, e viene introdotto nella corte medicea; sono di questi anni i suoi capolavori più celebri: la Pala delle Convertite (1470), il Dittico di Giuditta (1472’73) degli Uffizi, le due Adorazioni dei Magi (una agli Uffizi, 1475 , e una della National Gallery di Londra, 1473) e la celebre Primavera (Firenze, Galleria degli Uffizi), vista da Vasari nella Villa di Castello di Lorenzo di Pier Francesco de’ Medici (è stata solo di recente rifiutata la vecchia ipotesi che il dipinto facesse parte di un ciclo di opere comprendente Pallade e il Centauro e la Nascita di Venere , entrambe oggi presso la stessa Galleria degli Uffizi di Firenze). Nel 1481 ricevette una committenza prestigiosa da Roma, dove si trasferì: dipinse nella Cappella Sistina tre storie (Mosè e le figlie di JetroLa punizione di Korah, Datham e Abiron e Le prove di Cristo) e alcune figure di Pontefici. Proprio questa fase romana costituisce il momento classico del percorso botticelliano, che si manifesta anche in altre opere come la Madonna del Magnificat (1485, Firenze, Galleria degli Uffizi) e la Madonna del libro(Milano, Museo Poldi Pezzoli); questo equilibrio verrà successivamente ad incrinarsi per dar luogo ad una ricerca espressiva più complessa e passionale anche a sfondo religioso di cui è testimonianza la Pala di San Marco (Firenze, Galleria degli Uffizi). In concomitanza con la crisi dei valori umanistici di fine Quattrocento e con la predicazione di Savonarola, egli attraversò un momento di profonda crisi spirituale, durante il quale compose i “quadri di Pietà” (Madonna del Padiglione, 1495 circa, Milano, Pinacoteca Ambrosiana; Pietà, 1495 circa, Milano, Museo Poldi Pezzoli) e realizzò dipinti dalla simbologia complessa (Calunnia di Apelle , 1495, Firenze, Galleria degli Uffizi; La derelitta, 1495 circa, Roma, Collezione Pallavicini). Con le ultime opere, come la Natività, 1501 , Londra, National Gallery, la Crocifissione, 1500-1505 circa, Cambridge, Fogg Museum, il pittore si distacca dagli ideali contemporanei, ripiegando verso una sofferta e drammatica spiritualità.

Brunelleschi – Filippo Brunelleschi: Architetto e scultore italiano nato a Firenze nel 1377 e morto nel 1446. Dopo una formazione a diretto contatto con l’attività di orafo e scultore nelle vivaci botteghe fiorentine, giunse alla scoperta dell’antichità non tramite studi umanistici e letterari (come Alberti), ma in seguito ai viaggi a Roma, compiuti spesso assieme a Donatello dal 1402, che destarono in lui il fascino e la curiosità per l’arte, e soprattutto per l’architettura, della civiltà romana antica. Tanto che, dopo un primo, significativo approccio con la scultura (quando, nel 1401, con la sua formella col Sacrificio di Isacco vinse ex aequo con il Ghiberti il concorso per la porta del Battistero) i suoi interessi si orientarono in modo sempre più totalizzante verso la matematica e l’architettura: proprio la combinazione tra l’aspetto scientifico’razionale e quello creativo darà una nuova configurazione al ruolo dell’architetto, che egli svolgerà puntando soprattutto alla progettazione di uno spazio costruito secondo regole, uno spazio a misura d’uomo, in cui le leggi matematiche sono al servizio di un’arte (si pensi agli esperimenti legati alla prospettiva), destinata ad esaltare e ribadire la centralità dell’uomo nel panorama quattrocentesco. Da queste concezioni derivarono la celeberrima cupola di Santa Maria del Fiore (1423’1438), e molte altre opere fiorentine, come il portico dell’Ospedale degli Innocenti, la chiesa basilicale e la Sacrestia Vecchia di San Lorenzo, la Cappella dei Pazzi in Santa Croce. Ebbe anche competenze di architetto civile, ingegnere e architetto militare, ingegnoso inventore di congegni. Fu sepolto in Santa Maria del Fiore.

Buonarroti – Michelangelo Buonarroti: Di origini modeste, nel 1488 entra presso la bottega dei Ghirlandaio ma già l’anno seguente inizia a frequentare, al seguito di Bertoldo di Giovanni, i giardini medicei di San Marco studiando le sculture antiche ivi raccolte e, apprezzato subito da Lorenzo il Magnifico, viene accolto nel palazzo di via Larga presso la corte medicea, la cui frequentazione sarà fondamentale per la sua arte e per il suo pensiero: conosce infatti Pico della Mirandola e Marsilio Ficino, da cui ha modo di apprendere le ideeneoplatoniche. Le prime prove dell’artista, i disegni tratti da Masaccio e da Giotto e i rilievi oggi in Casa Buonarroti a Firenze (Madonna della Scala e Centauromachia) dimostrano l’orientamento artistico già sicuro tra il 1490 e il 1492. Alla morte di Lorenzo (1494) lascia Firenze per Bologna, per raggiungere Roma nel 1496. Si apre un decennio di fervida attività tra Roma e Firenze, durante il quale Michelangelo si dedica tanto alla scultura quanto alla pittura: scolpisce il Bacco (1496-97; Museo Nazionale del Bargello, Firenze), la Pietà per San Pietro in Vaticano (1497-98) e il colossale David (1501-04; Gallerie dell’Accademia, Firenze) ricavato da un marmo abbozzato quarant’anni prima da Agostino di Duccio; progetta la decorazione della Sala del Gran Consiglio di Palazzo Vecchio a Firenze, dividendo la commissione conLeonardo da Vinci, senza però mettere in opera il cartone per la Battaglia di Cascina e dipinge il cosiddetto Tondo Doni (Sacra Famiglia, 1506-07; Galleria degli Uffizi, Firenze). Nel 1505 riceve da Giulio IIl’incarico di realizzare il monumento del pontefice e inizia a progettare un grandioso complesso di architettura e scultura da collocarsi nella basilica vaticana; il progetto venne però progressivamente ridimensionato negli anni con grande dolore dell’artista stesso che definì l’intera vicenda come la «tragedia della sepoltura»: Michelangelo infatti vi dedicò la metà della sua vita di artista, definendo via via nuovi progetti (1505, 1513, 1516, 1532) e realizzando nel tempo lo Schiavo ribelle e lo Schiavo morente oggi al Louvre (Parigi), il Mosè, i Prigioni oggi presso le Gallerie dell’Accademia di Firenze, in ultimo le figure diLia e Rachele, messe in opera, insieme al Mosè, nella forma ridotta della Tomba di Giulio II collocata in San Pietro in Vincoli quarant’anni dopo la commissione . Per incarico dello stesso Giulio II, nel 1508 Michelangelo inizia la decorazione della volta della Cappella Sistina , opera condotta da solo in quattro anni. Il terzo decennio del secolo lo vede impegnato a Firenze nella Sacrestia Nuova di San Lorenzo e nella Libreria Mediceo’Laurenziana. Dal 1534 si trasferisce definitivamente a Roma, ove, tra 1536 e 1541, torna nella Cappella Sistina per dipingere il Giudizio Universale e poi, dal 1542, passa alla decorazione dellaCappella Paolina nei Palazzi Vaticani. Nell’ultimo ventennio romano, intrattenendo preziose amicizie come quella con Vittoria Colonna e dedicandosi anche alla composizione di rime, Michelangelo si dedica ancora alla scultura, declinando il tema della Pietà nelle versioni della Pietà da Palestrina (Gallerie dell’Accademia, Firenze), quella del Duomo di Firenze (oggi nel Museo Nazionale del Bargello, Firenze) e laPietà Rondanini (Museo del Castello Sforzesco, Milano); ma si impegna soprattutto nell’architettura, con la sistemazione scenografica della Piazza del Campidoglio, la trasformazione delle Terme di Diocleziano nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, i lavori per Porta Pia e per Palazzo Farnese (lasciato incompiuto da Antonio da Sangallo il Giovane morto nel 1546), i progetti per la nuova Basilica Vaticana. A Roma muore nel 1564.

Carlo V – Nacque a Gand nel 1500 e morì nel 1558. Figlio di Filippo il Bello e di Giovanna (figlia di Ferdinando il Cattolico e di Isabella di Castiglia) detta la Pazza (Juana la Loca, poiché dopo la morte del marito, nel 1506, perse la ragione), Carlo d’Asburgo ereditò alla sola età di sei anni i possedimenti della casa di Borgogna, la Franca Contea e le province dei Paesi Bassi. Data la giovane età, Carlo non assunse subito la reggenza e fu affidato a Margherita d’Austria. Passò così la sua infanzia tra Bruxelles e Malines, ed ebbe tra i suoi maestri Adriano di Utrecht, il futuro papa Adriano VI, che gli trasmise un profondo senso di religiosità. Con la morte di Ferdinando il Cattolico, Carlo divenne re di Spagna e di Castiglia e, nel 1509, alla morte del nonno Massimiliano d’Austria, i domini asburgici e il trono di Germania. Cominciò così a maturare in lui il progetto grandioso di costituire un grande impero di fede cattolica, e per realizzare tale idea adoperò tutti i mezzi. Cominciò innanzitutto con l’ottenere dei finanziamenti dai potenti banchieri Fugger per corrompere i nobili responsabili dell’elezione imperiale, riuscendo così a farsi eleggere imperatore con il nome di Carlo V. Per il  suo progetto trovò ovviamente solidarietà e aiuto nel pontefice, prima il suo antico precettore Adriano VI, poi Clemente VII. Gli si oppose invece Francesco I, re di Francia, che cercò ripetutamente di ostacolare l’imperatore costituendo numerose alleanze: prima la Lega di Cognac (1526) con la repubblica di Venezia, il ducato di Milano, la repubblica di Firenze, lo Stato pontificio e la repubblica di Genova, alla quale Carlo V reagì violentemente con il Sacco di Roma (1527); poi con il sultano Solimano II, ma anche questa volta inutilmente. Dopo la tregua sancita dalla pace di Cambrai, detta anche “pace delle due dame” (1529), lo scontro riprese senza sostanziali cambiamenti nell’assetto delle due potenze, fino alla pace di Crepy (1544). Nel 1547 Francesco I  muore, e la lotta contro Carlo V viene proseguita dal figlio Enrico II: ma l’imperatore ormai stanco stipula la tregua di Vaucelles con Enrico II e la pace di Augusta con i principi protestanti; si ritira a vivere in una villa nei pressi del monastero di San Jeronimo de Yuste in Estremadura, dove si dedicò a letture edificanti e a studi di astronomia. Morì, in piena convinzione religiosa, il 21 settembre 1558.

Castiglione – Baldassarre Castiglione: Nato il 6 dicembre 1478 a Casatico di Marcaria, da una famiglia nobile legata ai marchesi di Mantova, ricevette una formazione umanistica a Milano, alla scuola di Demetrio Calcondila e Giorgio Merula, dove era stato mandato nel 1490; nel vivace ambiente milanese, dominato allora dalla figura di Lodovico il Moro, Castiglione trascorse un periodo fruttuoso di esperienze culturali e mondane, interrotto però nel 1499 dall’improvvisa morte del padre, quando dovette assumersi la responsabilità della famiglia. Di lì a poco, tuttavia, poté tornare a Milano, al servizio di Francesco Gonzaga; dopo alcune missioni diplomatiche in diverse città italiane, tra cui Roma nel 1503, passò al servizio del duca di UrbinoGuidobaldo da Montefeltro (1504). Soggiornò così a Roma e a Urbino, dove si dedicò anche all’allestimento di feste e spettacoli. Nell’autunno del 1506 compì una missione diplomatica in Inghilterra presso Enrico VII, e poi prese parte ad un’ambasciata a Luigi XII, ancora a Milano. Nel 1508, alla morte del Duca di Urbino compose l’epistola latina De vita et gestis Guidubaldi Urbini ducis, e passò poi al servizio del successore Francesco Maria della Rovere, nipote di Giulio II. Gli impegni di Castiglione riguardarono allora anche l’attività militare e diplomatica: nel 1509 partecipò in Romagna all’azione dell’esercito pontificio contro Venezia; prese parte all’assedio di Mirandola (1511) e alla presa di Bologna (1512). Durante il carnevale del 1513 curò la rappresentazione scenica della Calandria di Bernardo Dovizi da Bibbiena, nel palazzo ducale di Urbino . Eletto papa Leone X, Castiglione si trasferì a Roma, dove, dedicandosi all’attività letteraria, ebbe modo di conoscere artisti e letterati fra cui RaffaelloBembo,Navagero. Nel 1516 Leone X scacciò il Della Rovere da Urbino per insediarvi il nipote Lorenzo: Castiglione seguì allora l’esule a Mantova, dove sposò la nobildonna Ippolita Torelli (che morì di parto nel 1520, dopo avergli dato tre figli); non seguì, però, il Della Rovere nel tentativo di prendere Urbino con la forza. Nel 1519 era ancora a Roma, dove fu nominato capitano dell’esercito pontificio. Nel 1521 prese la tonsura e nel 1525 fu inviato come nunzio apostolico in Spagna. Proprio in questo periodo revisionò i quattro libri del dialogo Il Cortegiano. Morì a Toledo, di febbri violente, il 2 febbraio 1529.

Concilio di Trento – Concilio ecumenico convocato dalla Chiesa di Roma tra il 1542 e il 1564, e più volte sospeso e ripreso, sotto i pontefici Paolo III (lo convocò con bolla del 22 maggio 1542), Giulio III (lo sospese nel 1552),Marcello IIPaolo IVPio IV (lo riapre nel 1562 e lo chiude il 4 dicembre 1564)), in risposta alla Riformaprotestante. Diede inizio alla riforma organizzativa della Chiesa cattolica, che pose fine alla secolarizzazione rinascimentale. Condannò le tesi di Lutero, Zwingli, Calvino. Sul piano teologico fissò principi dogmatici (giustificazione per fede e opere, validità del diritto canonico, autenticità dei sacramenti) che sancirono la divaricazione definitiva dalle chiese riformate.

Controriforma – Movimento spirituale, dottrinale, disciplinare e politico promosso dalla Chiesa cattolica, fra il Cinquecento e il Seicento per contrastare all’esterno la Riforma protestante e per rinnovare all’interno la vita religiosa e la disciplina con una più esatta definizione del dogma e della legislazione ecclesiastica. Più in generale, indica il movimento politico’culturale sviluppatosi in conseguenza della Controriforma come fatto religioso, la civiltà e il costume sociale nati dal complesso di questi movimenti, in riferimento soprattutto ai sistemi di controllo governati dalle istituzioni dell’Indice dei libri proibiti e del Tribunale dell’Inquisizione.

Erasmo da Rotterdam

Erasmo è uno dei più grandi scrittori europei, e la sua fama è universale nella res publica litteraria degli umanisti. Nato il 28 ottobre 1469 a Rotterdam (il suo nome umanista Desiderius Erasmus Roterodamus, rimpiazza quello di Gert Geertsz), educato da frati agostiniani, ordinato sacerdote nel 1492, studia teologia in Olanda e a Parigi, per addottorarsi a Torino nel 1506. Nel corso di molteplici viaggi si lega d’amicizia con Lefèvre d’Etaples (a Parigi), Thomas More e John Colet (in Inghilterra), Adriano di Utrecht (a Lovanio: il futuro papa Adriano VI), Aldo Manuzio (a Venezia): la sua vita errabonda, soprattutto tra Lovanio, Basilea (dove muore il 12 luglio 1536), Friburgo (ma con replicati soggiorni in Inghilterra, Francia, Italia), ne connota la posizione culturale, di umanista universale, che appartiene alla res publica litteraria.

Impossibile descrivere sommariamente la sua formidabile produzione; basterà ricordare che il suo impegno multiforme si dispiega subito su almeno tre nuclei prioritari. Il primo, quello pedagogico, di elaborazione di nuovi criteri per l’educazione e la formazione (institutio), non solo dei giovani, fa di Erasmo il grande precettore dell’Europa moderna, con i famosissimi trattati: De pueris statim ac liberaliter instituendis (“La formazione precoce e liberale dei bambini”), edito nel 1529, ma scritto nel 1509; De ratione studii (“Il metodo di studio”), edito nel 1511; l’Institutio principis christiani (“La formazione del principe cristiano”), nel 1515; il De civilitate morum puerilium (“La civiltà dei costumi dei bambini”), nel 1530. Il secondo, religioso, lo vede impegnato per una riforma della Chiesa ispirata a principi di tolleranza e di pace: con l’Enchiridion militis christiani (“Manuale del soldato di Cristo”), edito nel 1503. E infine quello più propriamente umanistico (il suo maestro riconosciuto è Lorenzo Valla), di edizione, traduzione e raccolta di testi classici nonché di altri materiali antichi: traduce in latino EuripidePlatoneSenecaPlutarco, eccetera, e soprattutto il suo Luciano; raccoglie gli Adagia : un monumento di morale e di filologia. Il suo umanesimo cristiano si applica alla edizione filologica, in greco, del Nuovo Testamento (edita nel 1516), nonché delle lettere di san Girolamo (nello stesso anno). La sua opera più famosa, l’Encomium Moriae (“Elogio della follia”: edita nel 1511), e dedicata a Thomas More. Per quanto si sforzi di distinguere le sue posizioni religiose da quelle di Lutero (con il De libero arbitrio, a esempio, edito nel 1524), nella radicalizzazione dello scontro tra protestanti e cattolici finisce per restare coinvolto in una totale condanna sia da parte luterana che cattolica (l’opera omnia è subito registrata nell’Indice dei libri proibiti promulgato nell’età del Concilio di Trento).

Ficino – Marsilio Ficino: Nasce nel 1433 a Figline Valdarno da Alessandra di Nannoccio da Montevarchi e dal medico Dietifeci, che poi divenne medico di casa Medici e trasferì così la famiglia a Firenze nel 1454 circa. Compie i primi studi di grammatica sotto la guida di Comando Comandi e Luca da San Gimignano, e di filosofia con Niccolò Tignosi da Foligno. Diviene amico di Cosimo de’ Medici che, nel 1462, gli fa dono di una casa a Firenze e nel 1463 di una villa a Careggi, dove probabilmente avrà sede la futura Accademia Platonica. Ficino ha modo di dedicarsi ai suoi studi, traducendo dal greco i testi della tradizione platonica (lo stesso Cosimo de’ Medici gli commissiona la traduzione dell’opera di Platone: importante è la rielaborazione della sua filosofia d’amore contenuta nel Libro de Amore). Traduce inoltre l’intero Corpus hermeticum (Pimander), volge in latino testi di ZoroastroOrfeoPitagora; nel 1473 viene ordinato sacerdote. Pur essendo amico dei Medici, ha contemporaneamente buoni rapporti con personaggi implicati nella congiura dei Pazzi. Nel 1482 pubblica l’ormai ultimata Theologia platonica, considerata la sintesi di tutto il suo pensiero ermetico e filosofico. Dietro suggerimento del Pico, Ficino traduce anche Plotino (1484-1486) e altri neoplatonici. Nel 1487 viene eletto canonico del Duomo. Per il suo interesse per le scienze occulte viene anche accusato di negromanzia: nel 1482 scrive una Apologia in propria difesa. Dopo la morte di Lorenzo de’ Medici, il pensiero di Ficino viene aspramente criticato da Savonarola, contro il quale il filosofo scriverà l’Apologiacontro il Savonarola (1498). Ma il declino di casa Medici, e soprattutto la morte di Lorenzo, influiranno negativamente anche sulla vita di Ficino, profondamente legato all’ambiente della corte, ponendo fine anche all’attività dell’Accademia. Il filosofo si ritira allora nella sua casa di Careggi, dove muore nel 1499.

Filologia – È la più grande elaborazione della nuova cultura dell’Umanesimo, che consegue dalle riscoperte della Biblioteca degli Antichi. Il recupero delle loro opere sollecita la messa a punto di strumenti rigorosi per l’analitica ricognizione del loro stato linguistico, con l’obiettivo di restituirne la condizione originaria, o almeno quella più vicina alle intenzioni dell’autore. Il lavoro degli umanisti è di straordinario valore: utilizzando con prontezza le risorse della nuova scrittura tecnica (messe a disposizione dalla stampa tipografica), preparano edizioni critiche (cioè controllate parola dopo parola sui diversi manoscritti che sono testimoni della tradizione di ciascun testo) che fissano il testo, liberandolo dalla catena di errori e interpolazioni dovuti alla trasmissione a mano (da parte degli amanuensi). Per merito della sagace competenza dei primi grandi umanisti (come Valla e PolizianoErasmo ed Estienne) si definisce un metodo di filologia testuale che prevede una precisa successione di fasi, con le loro rispettive tecniche e competenze: la recensio, cioè la raccolta dei diversi testimoni di un’opera, lacollatio, cioè il confronto analitico tra i testimoni, e infine l’emendatio, cioè l’intervento per correggere gli errori o integrare le lacune; ma non una correzione arbitraria, bensì fondata sulle attestazioni prodotte dai manoscritti stessi, e quindi fondata sugli usi propri di ciascuno scrittore.

Galileo – Galileo Galilei: Letterato e scienziato nato a Pisa nel 1564 e morto ad Arcetri, presso Firenze, nel 1642. Figlio di un noto musicologo, Vincenzo, il giovane Galileo fu avviato agli studi di medicina, ma ben presto si rivolse ad interessi matematici; si iscrisse infatti all’Ateneo di Pisa nel 1581, con un’attenzione particolare per l’aspetto empirico delle discipline scientifiche. Dopo un periodo trascorso a Firenze, dedito all’osservazione scientifica, inventa una bilancetta idrostatica per misurare il peso specifico dei corpi (aveva già scoperto l’isocronismo del pendolo). Intanto cominciava a dedicarsi però anche allo studio dei classici. Nel 1589 ricevette l’incarico di lettore di matematica presso l’Università di Pisa; intervenne nella disputa letteraria suAriosto e Tasso, e prese posizione in favore dell’Orlando furioso. Nel 1592 venne nominato professore di matematica presso l’Università di Padova, allora centro di grandi scambi culturali: conobbe infatti Paolo Sarpi e altri scienziati e letterati di portata europea. Nel frattempo scoprì l’esistenza di nuove stelle e dei quattro satelliti di Giove, poi delle macchie solari delle fasi di Venere: ne espose il resoconto nel Sidereus nuncius, nel 1610. Già a questo periodo risale l’adesione alla teoria dell’eliocentrismo, sulle orme diCopernico. Nel 1611 era a Roma e riceveva il parere positivo alle sue teorie dagli astronomi della Compagnia di Gesù e da Paolo V. Ma i primi favori di sarebbero tramutati ben presto in aperta ostilità: la sua idea fu dichiarata eretica e proscritta dalla Chiesa e ricevette un severo richiamo del cardinale Roberto Bellarmino a non perseverare nell’eresia. Un periodo più favorevole sembrò aprirsi con l’ascesa al soglio pontificio di Urbano VIII, che apprezzò il Saggiatore, pubblicato nel 1623. Ma l’atteggiamento di apertura della Curia romana era destinato ad esaurirsi: nel 1632 fu stampato il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, ma nello stesso anno la vendita del trattato fu sospesa. Nel 1633, anziano e già malato, Galilei dovette presentarsi davanti al tribunale del Santo Uffizio, dove fu condannato all’abiura e alla segregazione a vita. Scelse così di ritirarsi ad Arcetri, dove, finché poté, continuò gli studi. Morì nel 1642, divenuto ormai completamente cieco.

Leonardo – Leonardo da Vinci: Nasce a Vinci, in Toscana, il 15 aprile 1452, figlio naturale di ser Piero, notaio, e di una contadina, Caterina. Completamente autodidatta (non riceve alcun tipo di istruzione regolare in campo umanistico e filosofico, ignora quasi del tutto il latino, tanto da definirsi omo sanza lettere), riesce da solo a raggiungere una cultura profonda ed eclettica in svariate discipline. Segue invece un regolare percorso nella formazione artistica: a 17 anni è infatti alla bottega del Verrocchio, a Firenze, sotto l’ausilio di pittori e artigiani, e ben presto viene accolto con benevolenza anche negli ambienti umanistici e cortigiani, tanto da ricevere lodi e protezione da Lorenzo de’ Medici; viene a contatto con letterati e filosofi, tra cuiMarsilio Ficino, dal cui pensiero neoplatonico rimarrà profondamente influenzato; realizza diversi dipinti tra i quali l’Annunciazione (Galleria degli Uffizi, Firenze) e l’Adorazione dei Magi ( Galleria degli Uffizi, Firenze), commissionata nel 1481 ma incompiuta alla partenza di Leonardo per Milano. Qui infatti si trasferisce nel 1482, alla corte di Lodovico il Moro: inizia così un periodo di serenità e di onori, durante il quale si dedica a studi di matematica, ingegneria militare e idraulica, architettura e scenografia ( per la corte allestisce infatti spettacoli teatrali) , ammirato e benvoluto da Lodovico e dalla corte; realizza anche alcuni dei suoi capolavori pittorici, come la Vergine delle Rocce (Museo del Louvre, Parigi) e l’Ultima cena , dipinta con una tecnica mista sperimentale (causa del repentino degrado) tra 1495 e 1498 nel refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie. Ma le sue condizioni di vita mutano con la caduta di Lodovico il Moro (1499): deve infatti lasciare Milano, per cercare altrove committenti e protezione; soggiorna brevemente a Mantova, Venezia, forse a Roma, e poi ancora a Firenze, dove riceve dalla Signoria l’incarico di affrescare in Palazzo Vecchio la battaglia di Anghiari, che però non porterà mai a termine. Nel 1507 è in Francia al servizio di Luigi XII, in qualità di ingegnere, ma continua a viaggiare: dal 1513 al 1516 è a Roma, alla corte pontificia del neoeletto Leone X, dove dipinge la celebre Gioconda (Museo del Louvre, Parigi). Insoddisfatto dell’ambiente romano, da cui forse sperava maggiori riconoscimenti, Leonardo decide di accettare l’invito del re di Francia, Francesco I: passerà gli ultimi anni della vita nel castello di Cloux, presso la reggia di Amboise, onorato dal re e dalla corte. Muore nel 1519.

Manuzio – Aldo Manuzio: Tipografo ed editore nato a Bassiano (Latina) intorno al 1450 e morto a Venezia nel 1515. A Roma fu allievo di Gaspare da Verona e Domizio Calderini. Trasferitosi a Ferrara, passò alla scuola dell’umanista G. B. Guarino per perfezionarsi nel latino ed apprendere il greco, quindi dal 1483 fino al 1488-’89 a Carpi, dove l’amicizia con Pico della Mirandola gli fece ottenere l’incarico di precettore dei figli di Lionello Pio, nipoti del grande filosofo. Ormai quarantenne, si trasferì a Venezia, con l’intenzione di aprire una tipografia. Qui strinse amicizia con vari eruditi, in gran parte greci profughi da Bisanzio, che diventeranno poi suoi collaboratori e cominciò a frequentare la tipografia di Andrea Torresano di Asola (del quale, nel 1505, sposò la figlia), che dal 1482 gestiva in proprio la tipografia già di Nicola Jenson. Nel 1493 pubblicò le sue Institutiones grammaticae, che recano in appendice un’Introductio perbrevis ad Hebraicam linguam e a cui avrebbero dovuto far seguito una grammatica greca, pubblicata però postuma a cura di Marco Musuroo (nel 1515) e gli Utriusque linguae fragmenta (che non furono editi e di cui non esiste copia). Dedicatosi all’attività editoriale, che inaugurò nel 1495 con una grammatica greca di Costantino Lascaris (Erotemata), negli anni successivi arricchì i suoi cataloghi di opere fondamentali per l’importanza dei testi, la cura dell’edizione, le innovazioni nel formato e nei caratteri. Si avvalse di collaboratori di notevole valore, come il bolognese Francesco Griffo per la creazione dei caratteri, lo stampatore Andrea Torresano di Asola e, tra i letterati, Erasmo da Rotterdam, Demetrio Ducas e Andrea Navagero (Manuzio parlò spesso di un'”Accademia Aldina”), con il cui contributo uscirono circa 130 titoli, soprattutto greci e latini, 51 dei quali preceduti da epistole o prefazioni dello stesso Manuzio. Tra le opere greche più importanti si ricordano le edizioni di Aristotele (1495-98), Aristofane (1498), ErodotoSofocle e Tucidide (1502),Senofonte (1503), DemosteneEuripide e Omero (1504), Platone (1513) e Pindaro (1514); tra le latine, quelle di Poliziano (1498), Lucrezio (1500), Orazio e Virgilio (1501), Cicerone e Lucano (1502), Ovidio(1502-1503), Erasmo (1508). In volgare stampò, fra gli altri, l’Hypnerotomachia Poliphili (1499), le Rimedel Petrarca (1501 e 1514), la Commedia di Dante (1502), gli Asolani del Bembo (1505), l’Arcadia delSannazaro (1514). Continuò la sua attività fino alla morte, dopodiché essa fu continuata dal suocero e dal figlio Paolo e, dal 1533, dal nipote Aldo.

Petrarchismo: Fenomeno letterario caratteristico specie del Cinquecento, che pone a modello di poesia lirica ilCanzoniere di Francesco Petrarca , e da lui prende direttamente il nome. Si basa sulla fruizione del testo petrarchesco inaugurata dall’edizione critica di Pietro Bembo (Venezia, Aldo, 1501) che faceva giustizia dell’erudizione che aveva caratterizzato la fortuna del poeta nel secolo precedente e proponeva il testo nella sua purezza filologica e atemporale, come modello squisitamente lirico. Ed è sempre Bembo, con leProse della volgar lingua a indicare in Petrarca il modello assoluto per la poesia lirica: con queste caratteristiche destoricizzate e universali il testo petrarchesco fornisce tema, lingua, immagini alla rimeria classicistica cinquecentesca e costituisce un punto di riferimento obbligato, anche grazie a tutta una serie di sussidi che l’editoria continuamente produce (rimari, topiche, libri di rime, eccetera).

Raffaello – Raffaello Sanzio: Pittore e architetto nato a Urbino nel 1483 e morto a Roma nel 1520. Figlio del pittore e trattatista Giovanni Santi, compì il suo apprendistato artistico presso la bottega paterna, ma già a sedici anni si rese autonomo nel proseguire l’attività pittorica, tanto da risultare “maestro” già nel 1500. Tra le prime committenze ricevette a Città di Castello l’incarico di eseguire la pala del beato Nicola da Tolentino per la chiesa di Sant’Agostino. Subentrò a Luca Signorelli (nel frattempo chiamato a dipingere la Cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto) nell’attività pittorica a Città di Castello, lavorando alla Crocifissione per la Cappella Gavari in San Domenico (1503; ora a Londra, National Gallery) e allo Sposalizio della Vergine , per la Cappella Albizzini in San Francesco (1504; ora a Milano, Pinacoteca di Brera). Famose le pale d’altare, come l’Incoronazione della Vergine per la cappella Oddi in San Francesco a Perugia (1502’1504; ora nella Pinacoteca Vaticana), in cui risulta evidente il passaggio da un linguaggio misto di vari elementi (Melozzo e Signorelli) a una forma più omogenea di chiara matrice peruginesca. Precoci quanto ipotetici contatti romani così come la collaborazione con Pinturicchio alla decorazione della Libreria Piccolomini nel Duomo di Siena costituiscono le sue prime esperienze di apertura verso l’universo pittorico dei maestri contemporanei, tanto da decidere un successivo viaggio a Firenze, per acquisire nuovi elementi alla sua formazione (1504). L’artista lavora da quel momento in poi tra Firenze, Urbino e Perugia. Alla fine del 1508 si trasferisce a Roma, dove gli viene affidata la decorazione delle Stanze degli appartamenti vaticani di Giulio II, già  intrapresa da altri artisti (tra cui il Sodoma, il Perugino, il Bramantino). Divenne poi unico artefice della Stanza detta “della Segnatura” (in origine la “Biblioteca segreta” del Pontefice). Nel 1511 ricevette l’incarico di affrescare la seconda Stanza (detta “di Eliodoro”). Con la morte di Giulio II (1513), il lavoro per la terza Stanza, detta “dell’Incendio di Borgo”, fu continuato prevalentemente da allievi diretti comunque da Raffaello, il quale si dedica alla composizione di dipinti, tra cui la Madonna Aldobrandini(Londra, National Gallery) e la Madonna della Seggiola (Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti). Dopo la morte di Bramante (1514), Raffaello, pur dedicandosi ancora alla pittura, si interessò anche ad attività architettoniche e a studi archeologici. Fu nominato Architetto della Fabbrica di San Pietro e diresse i lavori della nuova basilica fino alla morte; intervenne inoltre in numerose altre opere come i progetti per Villa Madama e la costruzione della cappella funeraria di Agostino Chigi in Santa Maria del Popolo, lo stesso committente per il quale Raffaello aveva precedentemente realizzato la decorazione della Loggia di Psiche nella Villa Farnesina. Nell’ultima fase Raffaello dipinse dei celebri ritratti: Leone X tra due cardinali(Firenze, Galleria degli Uffizi) e l’Autoritratto con un amico (Parigi, Musée du Louvre). Tra le ultime committenze ricordiamo infine la Trasfigurazione  oggi nella Pinacoteca Vaticana che, dipinta per il cardinale Giulio de’ Medici, ornò il catafalco dell’artista al Pantheon.

Tiziano – Tiziano Vecellio: Pittore italiano nato a Pieve di Cadore (Belluno) nel 1490 e morto a Venezia nel 1576. Si formò alla scuola veneziana di Giovanni Bellini e poi di Giorgione, con il quale collaborò alla decorazione del Fondaco dei Tedeschi, in gran parte perduta. Alle sorgenti dell’arte di Tiziano vanno ricordate inoltre le presenze lagunari di Dürer e di Fra’ Bartolomeo. Tale complessa formazione matura nella fase del cosiddetto “classicismo cromatico”, tipico di opere di respiro monumentale come le pale con San Pietro e il vescovo Pesaro (Anversa, Musée des Beaux’Arts) o San Marco e quattro santi (Venezia, Santa Maria della Salute); dipinti di soggetto sacro come il Noli me tangere (Londra, National Gallery) o di tema profano e allegoricocome Le tre età dell’uomo (Edimburgo, National Gallery) e l’Amor sacro e amor profano del 1514 (Roma, Galleria Borghese). La pala dell’Assunta di Santa Maria Gloriosa dei Frari, realizzata tra 1516 e 1518, lo consacra artista di punta della Serenissima. Si rivela nel frattempo anche grande ritrattista: dopo ritratti ancora di influenza giorgionesca come il cosiddetto Ariosto (Londra, National Gallery), Tiziano elabora un proprio schema ritrattistico a mezza figura (con le mani in vista), di cui sono esempi il Cavaliere di Malta(Firenze, Galleria degli Uffizi), Vincenzo Mosti (Firenze, Galleria Palatina di Palazzo Pitti) e l’Uomo dal guanto (Parigi, Musée du Louvre). Anche le pale d’altare si popolano di numerosi ritratti, come nella Pala Pesaro di Santa Maria Gloriosa dei Frari (1518’26). Dopo altri importanti dipinti, come i Baccanali destinati alla decorazione dello Studiolo di Alfonso I a Ferrara, o come i ritratti dei protagonisti della storia contemporanea, come Carlo V (del 1532’33, oggi al museo del Prado di Madrid), e Francesco I (del 1538, oggi al museo del Louvre di Parigi), Tiziano visse una svolta fondamentale nell’incontro con le forme del manierismo, portate a Venezia da Salviati e Vasari, le quali introdussero nella sua pittura una viva componente chiaroscurata e una forte evidenza plastica e dinamica. Durante tale “crisi” manieristica (Cristo coronato di spine , Santa Maria delle Grazie di Milano, del 1543, ora a Parigi, Museo del Louvre) egli non abbandona i modi precedenti nella ritrattistica (Ranuccio Farnese , Washington, National Gallery; Paolo III, Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte; Il giovane inglese e Pietro Aretino , entrambi presso la Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze). Dopo il viaggio a Roma, egli trasforma la componente manieristica, mantenendone la concezione dinamica dello spazio, arricchita però da nuovi studi sul colore, che ora appare più duttile e fratto, come nei celebri ritratti di Paolo III con i nipoti (Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli) e di Carlo V a cavallo (1548) (Museo del Prado, Madrid), o nella serie delle cosiddette “poesie”, i dipinti mitologici realizzati per Filippo II e conservato oggi in gran parte nel Museo del Prado di Madrid. L’ultima fase della pittura vede il predominio assoluto del colore sulle figura umana, in un’atmosfera sfatta e inquietante: ne sono suggestivi esempi i dipinti mitologici come La Punizione di Marsia   del Museo Nazionale di Kromeriz e le ultime pale d’altare, dal Martirio di San Lorenzo della chiesa veneziana dei Gesuiti, alla Deposizione nel Sepolcro (Museo del Prado, Madrid) fino all’incompiuta Pietàdelle Gallerie dell’Accademia di Venezia: il colore, denso e grumoso, non viene più steso con il pennello ma direttamente con le dita.

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