Robert Schumann (considerazioni di John O’Shea)

Dal sito http://www.rodoni.ch

http://www.rodoni.ch/schumann/malattiamorte.html

 

Schumann aveva sempre avuto fobie e sbalzi d’umore. Nel settembre 1844 ebbe un «violento attacco nervoso» che lo costrinse a cercare l’aiuto di un dottore. Consultò Carl Carus, un famoso medico di Dresda. Schumann appariva profondamente depresso e si lamentava a gran vote della sua salute, soprattutto degli occhi (era molto miope). Lamentava anche molti sintomi fobici, comprese le vertigini. È difficile collegare fobie che durano tutta la vita con una malattia organica; di solito hanno una causa psicologica.
In gioventù Schumann aveva tentato il suicidio gettandosi da un edificio; da allora, forse per timore di un improvviso impulso suicida, visse sempre al pianterreno di qualunque casa (quando andò a trovare il pianista Henselt si rifiutò di salire una torre e aggressivamente proibì a Clara di andarci da sola, dicendo: «Lei non deve andare dove io non vado»). Temeva anche di essere avvelenato e visse per molti anni con la paura di morire. L’anniversario della morte di Beethoven lo colpiva profondamente e segnava l’inizio di un episodio depressivo che poteva durare anche parecchi mesi. Schumann sublimava i sintomi della sua malattia psicologica buttandosi a capofitto nel lavoro – in questo caso, le Sei Fughe sul nome di Bach, che furono pubblicate nel1846.
Dal 1844 in avanti le crisi depressive si sarebbero ripetute, spesso a intervalli di parecchi mesi o di anni. Ci furono anche periodi in cui la produttività e la creatività di Schumann avrebbero raggiunto altezze straordinarie. La Fantasia in do maggiorefu composta in cinque giorni, il Concerto per violino in meno di due settimane. L’umore di Schumann mostrava chiaramente sbalzi ciclici, passando dalla depressione alla più grande euforia e creatività.
È difficile datare la comparsa dei disturbi mentali che portarono Schumann al declino e alla morte. A volte sentiva delle «voci interne» che lo spingevano a comporre, ad esempio durante la stesura della Kreislenana. In più, l’intensità della sua immaginazione musicale era tale che «la musica era con lui tutto il tempo». Gli amici sentivano che questo era un elemento del suo ritiro dal mondo. Per usare una frase di Berlioz, Schumann era un uomo «ossessionato dalla genialità».
Prima della comparsa della malattia che lo portò al tentativo di suicidio, Schumann sviluppò per circa due mesi tutti i sintomi psicotici. Aveva allucinazioni acustiche, nelle quali una nota musicale veniva continuamente suonata nella sua testa; all’inizio questo fenomeno disturbava solo le sue notti, ma alla fine lo angosciava anche durante il giorno. Più tardi raccontò all’amico Rupert Becker che sentiva delle musiche straordinariamente belle e perfettamente concluse: «Il suono è come di lontani ottoni, sottolineato dalle più meravigliose armonie».
Il delirio psicotico di Schumann si intensificò. Diceva a Clara che gli angeli cantavano una meravigliosa melodia, che lui tentava di trascrivere. Clara scrive che «la sua idea fissa era che gli angeli gli volteggiassero intorno, offrendogli le più gloriose rivelazioni, e tutto con una musica meravigliosa; chiamavano per darci il benvenuto e prima della fine dell’anno tutti e due saremmo stati uniti a loro» [OSTWALD]. La struttura mentale maniacale di Schumann passò presto dall’esaltazione al terrore. Clara scrisse che le voci «degli angeli» si erano trasformate nelle voci dei demoni, con la musica orribile. Gli dicevano che era un peccatore e volevano cacciarlo all’inferno. In breve, le sue condizioni raggiunsero il parossismo nervoso, gridava angosciato che l’incarnazione di tigri e iene piombava su di lui per afferrano.
A partire dal 19 febbraio, Schumann non permise più a nessuno di dissuaderlo dall’idea che creature soprannaturali si libravano in volo intorno a lui. Il giorno successivo sentì di nuovo gli angeli. Si preoccupò molto che l’acutizzarsi dei suoi deliri psicotici nuocesse a Clara e alla sua famiglia. Il suo umore passava dall’esaltazione alla più cupa disperazione, accompagnate dalle sue manie.

 

Il tentativo di suicidio e il ricovero in ospedale

Lo stato di confusione mentale di Schumann divenne di pubblico dominio dopo il tentativo di suicidio compiuto il 27 febbraio 1854. Sofferente per un grave episodio depressivo, Schumann, che all’epoca viveva a Düsseldorf, lasciò la sua casa in veste da camera e pantofole e si avviò Verso il Reno. Raggiunto il ponte a pedaggio, si gettò d’improvviso nelle acque gelate. Dopo una dura lotta, alcuni pescatori riuscirono a riportarlo a riva. Schumann venne allontanato dalla sua casa e portato in una clinica per malattie mentali a Endenich, un sobborgo di Bonn. Ancora in stato confusionale, non disse neppure addio alla moglie e alla sua famiglia e accettò passivamente il ricovero. Clara non lo vide più fino al giorno della sua morte, oltre due anni dopo. Nel complesso, Schumann rimase depresso e appartato per tutta la sua degenza in ospedale. Non compose nessun altro vero pezzo di musica. Per ragioni ancora non ben chiarite, il suo comportamento e le sue funzioni mentali ebbero un cambiamento profondo e relativamente improvviso e il compositore non ritrovò più l’antico livello di attività.
Endenich era un istituto mentale privato di nove acri, diretto da Franz Richarz, uno psichiatra “organicistico”. È andata persa la storia medica ufficiale che descriveva minutamente l’ospedalizzazione di Schumann, così possiamo solo fare delle supposizioni sulle cure che gli vennero prestate.
Gli organicisti proponevano cure farmaceutiche per la malattia mentale, cioè erbe e droghe. Pensavano che essa fosse il frutto di disturbi circolatori o cerebrali e davano invece scarso peso ai fattori interpersonali ed emotivi. Certamente lo staff medico non diede molta importanza alle difficoltà private della vita del compositore, né lo incoraggiò a comunicare con la sua famiglia.
Schumann era molto spaventato e isolato e continuava a sentire le voci. Qualche volta vinceva le paure e chiacchierava con i suoi sorveglianti. Clara riceveva saltuarie informazioni sulla sua salute dagli amici che andavano a trovano. Schumann raramente parlava di sua moglie e della sua famiglia, restando isolato da qualunque rapporto interpersonale. È poco chiaro se Schumann soffrisse di una demenza dovuta a una malattia organica o di una “pseudodemenza” dovuta a una depressione “psicotica”, aggravava dall’eccesso di medicine e dall’isolamento forzato. Malattie del genere possono essere profonde ed è spesso difficile distinguerle dalla vera demenza.
In clinica la salute di Schumann seguì all’inizio un corso fluttuante. A volte scriveva lettere affettuose alla moglie e alla famiglia, altre volte il suo comportamento era chiaramente maniacale e patologico. Si lamentava per un problema di linguaggio – una difficoltà ad articolare le parole. All’inizio del 1856 non riusciva più a parlare in maniera intelligibile; si esprimeva a monosillabi, raramente riconoscibili come parole. Sia i disturbi organici del cervello sia la depressione grave sono associati a cambiamenti nel modello di linguaggio. Ma senza una descrizione precisa del deficit di linguaggio di Schumann non è possibile fare una diagnosi definitiva della sua malattia. Quest’uomo, un tempo tanto brillante, era così appartato (o demente) che rifiutava perfino di mangiare. Nonostante i tentativi dello staff ospedaliero di nutrirlo con la forza o con una sonda nasale, la sua salute continuò inesorabilmente a declinare.
Verso la fine, i piedi di Schumann cominciarono a gonfiarsi – probabile sintomo di insufficienza cardiaca dovuta alla grave malnutrizione. Clara visitò Schumann poco prima che morisse e lui la abbracciò con grande fatica. L’indomani Clara gli diede da mangiare, apparentemente con qualche successo, ma nel suo stato deperito l’esito era inevitabile: l’infelice morì il 29 giugno 1856.
La qualità delle cure prestate a Schumann a Endenich è assai discutibile. La scarsa documentazione sulla sua degenza non è solo sospetta, ma anche frustrante per i biografi, che vorrebbero conoscere meglio l’evoluzione della malattia, i sintomi e i segni, in modo da determinarne l’eziologia. Essa indica anche come i medici di Schumann fossero interessati solo superficialmente alla sua malattia e come possano aver erroneamente concluso che l’esito inevitabile della sua malattia fosse la pazzia e la morte. Isolando un paziente depresso dalla famiglia e dagli amici, in un cupo manicomio, potrebbero aver acutizzato la sua malattia. Quando il comportamento di Schumann raggiunse un livello adattativo, non venne fatto nessuno sforzo per dimetterlo. I suoi amici erano certamente critici sul fatto che gli psichiatri non cercassero di comunicare con Schumann, di spiegargli e razionalizzare con lui la malattia. Questo punto di vista ha qualche fondamento se consideriamo che il dottor Richarz, direttore della clinica, considerava responsabili della malattia di Schumann i determinanti organici. Schumann potrebbe essere stato curato troppo o male, aggiungendo una malattia iatrogena alle altre. Infine, anche Clara Schumann sembra aver fatto pochi tentativi per visitare il marito. Potrebbe essere stata distratta dalla sua amicizia con il giovane Brahms (che aveva sviluppato un appassionato attaccamento a lei) e non aver avuto nessuna voglia di far rivivere il rapporto con il suo eccentrico marico, il cui comportamento psicotico era ora di pubblico dominio. Resta perciò aperta la questione se Schumann, con cure migliori, non avrebbe potuto essere dimesso con successo e riprendere per qualche tempo la vita con la famiglia.

 

L’autopsia e la letteratura medica sulla malattia di Schumann

Sul corpo di Schumann venne fatta l’autopsia. Il cervello venne analizzato al microscopio e a occhio nudo, ma non si trovarono prove convincenti di una lesione organica. Si trovò che i polmoni erano congestionati in maniera non uniforme – forse una traccia di broncopolmonite o di edema polmonare, un evento terminale nel deterioramento di Schumann. Il dottor Richarz, che fece l’autopsia, non aveva grande esperienza di questa pratica e la sua relazione è spesso vaga e contraddittoria. Pensava che Schumann avesse una malattia organica del cervello, ma le sue dichiarazioni devono essere lette con cautela, perché la sua filosofia medica era che tutti i disturbi mentali sono dovuti a una malattia organica del cervello. I neuropatologi che ho consultato pensano che quel poco di informazione che abbiamo è troppo vaga per trarre conclusioni definitive sull’eziologia della malattia del compositore.
L’origine della pazzia di Schumann è stata accesamente discussa nella letteratura medica per molti decenni. Eliot Slater ha ipotizzato che ne fosse responsabile la sifilide. Le prove a favore della neurosifilide sono convincenti, ma non conclusive. Diversi autori basano la loro diagnosi di sifilide su una lesione al prepuzio di Schumann, presente durante l’adolescenza; la collegano a un’ulcera leutica primaria ed equiparano la diagnosi di follia che Richarz fece in base all’autopsia – «paralisi generale incompleta» – con “demenza paralitica”, una parte del complesso neurosifilitico terziario. Ma le due diagnosi non sono necessariamente uguali.
Campioni dei capelli di Schumann analizzati chimicamente da Ostwald hanno mostrato lievi tracce di mercurio. Questo può essere dovuto al fatto che Schumann aveva preso del mercurio contro la sifilide o può essere collegato all’uso del mercurio per i nastri da cappello in feltro.
Schumann era un famoso ipocondriaco; conservava molte medicine e si raccontava che la sua stanza, nella casa di Wieck, assomigliasse «a una farmacia». È probabile che prendesse del mercurio, un farmaco brevettato e usato per molte altre malattie, oltre che per la sifilide. Gli effetti collaterali a lungo termine del suo uso possono essere disastrosi: causa sia la demenza sia una malattia simile alla pazzia. Il mercurio potrebbe essere stato un co-fattore insieme ad altri agenti, compreso l’alcool e l’ipertensione, nel produrre una malattia organica del cervello. Spesso veniva prescritto per sbaglio come trattamento di malattie diverse dalla sifilide.
La “ferita” di Schumann al prepuzio sembra essere stata uno strappo associato a un violento rapporto sessuale e non un’ulcera leutica primaria indolore. Fotografie tarde di Schumann che ha potuto esaminare non mostrano segni di perdita del riflesso pupillare alla luce, comune in chi soffre di neurosifilide. «Paralisi generale incompleta» è una diagnosi di fine Ottocento e non si collega necessariamente alla neurosifilide. Bisogna essere molto cauti con le diagnosi di sifilide dell’Ottocento, perché sono spesso inaffidabili. Fu solo nel 1905 che Schaudin e Hoffmann dimostrarono che la causa della sifilide era il microorganismo ‘treponema pallidum’. Nel 1913 Noguchi lo isolò nel cervello di alcuni malati di sifilide (1). Lo Studio di Oslo, che iniziò nel 1910 e continuò fino al 1951, formulava una prognosi di sifilide primaria e dimostrava lo sviluppo della neurosifiide secondaria e terziaria. Richarz non aveva preso in considerazione la sifilide quando aveva formulato la diagnosi di Schumann, ma ovviamente è possibile che il compositore soffrisse di questa malattia allora assai comune.
L’unica constatazione oggettiva nell’autopsia di Richarz è che il cervello di Schumann pesava circa 1340 grammi. Questa misura è un po’ bassa, ma si colloca tra due deviazioni standard dalla media del peso del cervello e perciò non può essere considerata compatibile con la prova della “demenza paralitica” da sifilide, che causa una più alta perdita di massa cerebrale. Così Richarz, che conosceva bene la storia clinica di Schumann, negò energicamente che il compositore avesse manifestato qualcuna delle stigmate note della sifilide (che generalmente è una malattia plurisistemica). In conclusione, sembrerebbe che la sifilide non sia stata la causa più probabile del declino di Schumann, sebbene non possa essere del tutto esclusa dal momento che, nell’Ottocento, la medicina diagnostica era ai suoi albori. Che il peso del cervello fosse leggermente inferiore alla media dipendeva probabilmente dalla grossolanità della tecnica dell’autopsia, ad esempio ad un’asportazione tardiva del cervello, successiva allo sventramento del cadavere. Infine, la demenza da sifilide di solito non si presenta con la florida sintomatologia che caratterizzò la fase finale della malattia di Schumann.

 

Un’altra possibilità: una malattia psichica?

Come causa della malattia di Schumann è stata ipotizzata anche la schizofrenia, per ragioni che non sono del tutto logiche. I musicologi che la citano come causa della pazzia di Schumann, spesso fanno riferimento ai caratteri delle sue recensioni musicali, Florestano ed Eusebio, come prova della sua personalità multipla, e dunque della schizofrenia. Ma questa non è una malattia caratterizzata da personalità multipla: è una malattia che causa un deterioramento della personalità, con ritiro e ottundimento delle emozioni. E associata a un disturbo formale del pensiero e accompagnata da allucinazioni acustiche, che per ammissione di tutti sono una parte cospicua della sintomatologia di Schumann. Queste allucinazioni – e alcuni dei deliri associati alla schizofrenia – rispondono ai moderni psicofarmaci, così come alla maggior parte dei tranquillanti comunemente usati per trattare questa malattia, ma molti loro aspetti sono refrattari alla terapia medica. Gli insidiosi “caratteri negativi” della schizofrenia – il deterioramento della personalità e il ritiro – sembrano progredire nonostante la terapia. La struttura mentale di Schumann era chiaramente maniacale nell’ultima fase della malattia, ma manca la prova di un formale disturbo del pensiero.
Alcuni aspetti della malattia di Schumann potrebbero alludere a una componente schizoide. Il declino della sua salute mentale, che comunemente viene attribuito alla demenza o a una depressione endogena, potrebbe essere visto come un deterioramento della personalità dovuto a una schizofrenia cronica. Le continue allucinazioni acustiche a Endenich, dove il suo umore non era buono, il persistere del suo ritiro, la paranoia, l’idea di avere un interlocutore (temi dettati da angeli o diavoli) e il comportamento disturbato, automatico (a Endenich suonava il piano «come una macchina le cui molle sono rotte, ma che cerca ancora di funzionare») offrono alla diagnosi un caso inedito. Tuttavia Peter Ostwald ha documentato in modo così meticoloso gli sbalzi d’umore di Schumann che è difficile liquidarli come un inasprimento della schizofrenia (“eccitazione schizofrenica”). Forse la miglior diagnosi della malattia di Schumann è che soffrisse di un disturbo schizo-affettivo.
Gli psichiatri che lo avevano in cura non hanno capito il significato di “disturbo del pensiero”. Qualunque lettera di Schumann che tradisse qualche segno di schizofrenia potrebbe essere stata distrutta da Clara o dai suoi sorveglianti ospedalieri.
Che il compositore soffrisse di schizofrenia fu suggerito fin dal 1856 dal dottor Paul Mobius, che era in relazione con Richarz. A mano a mano che la neuropatologia progredisce, diventa chiaro che la schizofrenia e i disturbi affettivi hanno una base organica, biochimica. Poiché l’autopsia di Schumann è troppo imprecisa per essere una fonte di solide informazioni, dobbiamo affidarci ai resoconti dei sintomi per tentare una diagnosi diversa. Anche qui però mancano gran parte delle informazioni essenziali; ciò nonostante, autori recenti hanno proposto diverse ipotesi soddisfacenti per spiegare il deterioramento mentale e fisico di Schumann.
Le ricerche più autorevoli sulle cause della “pazzia” di Schumann sono state condotte dallo psichiatra americano Peter Ostwald. Il suo libro su Schumann, Music and Madness, offre prove convincenti che il disturbo mentale del compositore era dovuto a una malattia psichica primaria. Ostwald considera quella malattia alla luce delle moderne conoscenze mediche sulla malattia mentale e offre un’ottima introspezione nella mente del grande compositore. Egli equipara la pazzia di Schumann a un disturbo maniaco-depressivo, sottolineando i molti anni di sbalzi d’umore e le corrispondenti fluttuazioni nella sua produzione musicale e scritta.
L’inasprimento di questa malattia maniaco-depressiva era un disturbo della personalità, o almeno un prodromo assai inconsueto. La personalità di Schumann mostra diversi strani elementi, che meritano un ulteriore commento. Era un uomo molto ossessivo e forse l’ossessione per la grandezza è comune tra chi raggiunge la statura di Schumann. Fin dall’adolescenza era stato spinto da un forte desiderio di successo, prima come scrittore, poi come virtuoso del pianoforte, infine come compositore. Schumann passò dalla scrittura alla musica all’età di diciannove anni, una scelta di carriera piuttosto tardiva. Questa brama di immortalità artistica era accompagnata da una forte paura della morte e dell’oscurità.
Un secondo tratto della personalità di Schumann era un io profondamente diviso, con tutti i conflitti che ne risultarono. Forse fu per vincere almeno in parte le divisioni della sua personalità che Schumann creò le figure letterarie di Florestano ed Eusebio, sotto i cui nomi avrebbe scritto le recensioni nella sua rivista musicale. L’eroico Florestano aveva preso il nome da un personaggio dell’opera di BeethovenFidelio; Eusebio era uno dei primi martiri cristiani. Entrambi sono descritti musicalmente nel capolavoro per pianoforte Carnaval. La musica certamente sottolinea le polarità della personalità di Schumann. Florestano ed Eusebio erano creazioni così profonde della mente di Schumann, così centrali nella sua elaborata vita fantastica che, a quanto raccontava agli amici, quando aveva bevuto troppo esse gli comparivano davanti per parlargli. Ostwald notò anche, nel carattere di Schumann, componenti fortemente paranoiche e istrioniche.
L’analisi che Ostwald fa delle lettere di Schumann dimostra che le sue facoltà mentali si conservarono bene fino a poco prima della morte, sebbene il suo comportamento fosse chiaramente disturbato. Questa è una prova ulteriore contro una malattia tendente alla demenza o una lesione organica del cervello. Nelle ultime lettere, Schumann non dà segno di perdita delle associazioni mentali, comune agli schizofrenici.

 

Co-fattori organici nella malattia mentale di Schumann

Per finire, Schumann aveva una serie di disturbi fisici che meritano un commento. Era obeso e probabilmente iperteso. Era un forte bevitore di alcool e aveva notato che l’alcool aumentava e intensificava le sensazioni acustiche che divennero spesso la base delle sue composizioni. Sebbene considerasse talvolta l’ubriachezza un’esperienza spaventosa, apprezzava però il potenziamento di creatività che ne derivava. Integrava l’alcool con caffeina e sigari forti per raggiungere uno stato di euforia emotiva e di aumentata sensibilità. È probabile che l’alcool e il tabacco siano stati co-fattori nel suo deterioramento mentale e fisico, così come il mercurio.
Schumann era dunque un uomo di sensibilità raffinata ma con un’ambizione e una motivazione paradossali. A volte creava la sua musica con una produttività così maniacale da rimanere spossato, sia emotivamente sia psicologicamente. Nonostante la cattiva salute e i disturbi mentali, raggiunse attraverso la sua musica quel riconoscimento duraturo che aveva tanto bramato.

Annunci