Arcangelo Corelli – Sonate e Concerti

A questo link le partiture delle sue composizioni

Appunti da un testo del prof. Luca Aversano sul concerto e sulla sonata in età barocca.

«Insieme con il concerto, la sonata fu la forma strumentale più importante del Barocco italiano. Derivata dalla canzone da sonare rinascimentale, la sonata barocca può definirsi in generale come composizione per un piccolo gruppo di strumenti con basso continuo, formata da sezioni tra loro contrastanti nel ritmo e nel carattere. A partire dalla seconda metà del XVII secolo circa si incominciarono a distinguere, a seconda della destinazione, due tipi principali di sonata: la sonata da chiesa e la sonata da camera. La sonata da chiesa era costituita da un’austera alternanza di tempi lenti e movimenti rapidi in stile imitativo, mentre la sonata da camera si componeva di una successione di danze stilizzate, in similarità con la suite. Dal punto di vista della scrittura e dell’organico si distingueva invece tra sonata a tre e sonata a solo. La sonata a tre prevedeva due linee melodiche superiori sostenute da un basso fondamentale, secondo un modello che fu alla base di molta musica barocca. Prendevano tuttavia parte all’esecuzione almeno quattro suonatori, poiché il basso continuo era realizzato da un violoncello, o analogo strumento grave, e da un clavicembalo o da un organo che ne completavano le armonie. La sonata a solo aveva invece un tessuto musicale costituito da un’unica linea melodica, spesso affidata al violino solista, con accompagnamento di basso continuo. Nel Settecento i compositori prestarono minore interesse alla sonata a tre, genere di successo nel secolo precedente, rivolgendosi invece sempre più alla sonata a solo. Quest’ultima ben si adattava alle nuove tendenze stilistiche, indirizzate verso una semplificazione del tessuto polifonico e un melodizzare più chiaro e ritmicamente flessibile. Tra gli autori di sonate particolare importanza ebbe Arcangelo Corelli, la cui opera violinistica costituì un modello formale e tecnico-didattico capace di influenzare significativamente la musica strumentale non solo in Italia, ma anche in Europa. Da ricordare è infine la fioritura, nella prima metà del Settecento, della sonata solistica per strumenti a tastiera, che raggiunse massimi risultati artistici nella produzione per clavicembalo di Domenico Scarlatti».

«Con il termine “concerto” si designavano in origine insiemi, eventualmente misti, di voci e di strumenti. Nel corso del XVII secolo la parola venne a indicare una composizione per complessi puramente strumentali, dai caratteri stilistici tipicamente barocchi: la giustapposizione dialogante di variabili masse sonore. I due modelli principali di concerto barocco furono il concerto grosso e il concerto solistico. Caratteristica della forma del concerto grosso, al cui sviluppo diede un fondamentale contributo Alessandro Stradella negli anni 1670-1680, è la ripartizione del discorso musicale fra due gruppi di strumenti: l’uno costituito dall’insieme di tutti i suonatori dell’orchestra, detto appunto “concerto grosso” (con lo stesso termine usato per l’intera composizione); l’altro composto da un numero ridotto di strumenti – solitamente due violini, violoncello e basso continuo -, denominato “concertino” e organizzato secondo la struttura della sonata a tre. Particolarmente riusciti sono i concerti grossi dell’opera 6 di Arcangelo Corelli, pubblicati postumi nel 1714. Con la riduzione dell’organico del concertino a un solo strumento, il concerto grosso si trovò trasformato in concerto solistico. Tale passaggio è evidente nell’opera di Giuseppe Torelli, uno degli iniziatori del genere con una serie di concerti per tromba. Torelli adottò inoltre un’architettura formale in tre tempi (allegro – adagio – allegro), destinata a imporsi nei secoli successivi. Il concerto italiano si basa sulla contrapposizione di episodi solistici ed episodi orchestrali distinti anche stilisticamente: i passaggi brillanti o cantabili del solista si alternano agli interventi più misurati dell’orchestra, detti anche ritornelli in quanto ripropongono lo stesso materiale tematico, sebbene in tonalità diverse. Come strumento solistico per eccellenza si affermò il violino, che stimolò nel Settecento la produzione di una vastissima letteratura, tra cui i concerti di Antonio Vivaldi, Francesco Maria Veracini, Pietro Antonio Locatelli, Giuseppe Tartini, Pietro Nardini. Numerosi concerti vennero scritti anche per il violoncello, per l’oboe e per il flauto, gli ultimi due facilmente intercambiabili con il violino».

Le Trio Sonate dell’Op. I

Le Trio Sonate dell’Op II

Le Trio Sonate dell’.Op. III

Le Trio Sonate dell’op. IV

Le Sonate per violino dell’op. V

I Concerti Grossi dell’op. VI

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