Camerata de’ Bardi

Fonte: Treccani.it e Dizionario Biografico degli Italiani

 

Camerata de’ Bardi (detta anche Camerata fiorentina) Cenacolo di umanisti (letterati e musici) che alla fine del 16° sec. si formò intorno al conte G. Bardi del Vernio (1532-1612), con il comune desiderio di un rinnovamento della musica dallo stile polifonico a quello monodico, inteso a ristabilire il connubio greco tra parola e suono. I migliori risultati furono raggiunti nei madrigali di G. Caccini e nel melodramma di I. Peri. In campo letterario spiccò la figura di O. Rinuccini (1562-1621).

Bardi, Giovanni, conte di Vernio. – Umanista (Firenze 1534 – ivi 1612). Di famiglia nobile e ricca, fu avviato alla carriera delle armi: partecipò alla guerra di Siena(1553-54), alla difesa di Malta contro i Turchi (1565) e infine, chiamato a Roma da Clemente VIII (1592) e nominato luogotenente generale della guardia pontificia, alla spedizione in Ungheria contro i Turchi (1594), nella quale si distinse all’assedio di Strigonia. A questa attività militare alternò sempre un’attiva partecipazione alla vita culturale di Firenze, dedicandosi soprattutto alla causa di un rinnovamento musicale rispondente allo spirito umanistico. Criticò lo stile polifonico allora invalso, per esortare a un’arte che sapesse ravvivare l’espressione e rendere evidente il dialogo nella rappresentazione drammatica, quale si trovò infatti nella nuova monodia. A questa soluzione contribuì, con i suoi amici della “Camerata fiorentina” (detta anche “Camerata de’ Bardi”), attraverso ragionamenti di ordine umanistico, cioè contrapponendo al “gotico” contrappunto lo stile dei Greci e dei Romani, atto a servire, anziché a oscurare, la parola. Ma intanto il B. stesso non ricusava di comporre musiche per le feste della Corte medicea, e madrigali polifonici per intermezzi da lui stesso ideati (1586, 1589). Espose le sue idee in un Discorso… sopra la musica anticae ‘l cantar bene (pubbl. 1763) indirizzato a G. Caccini. Gli si deve anche, fra l’altro, un Discorso sopra il giuoco del calcio fiorentino (1580).

Córsi, Iacopo. – Umanista (Firenze 1561 – ivi 1602). Pur non appartenendo alla Camerata fiorentina, collaborò con essa alla felice riuscita dei primi saggi della nuova monodia, scrivendo alcuni pezzi della prima opera in musica, la Dafne di I. Peri, che fece rappresentare nella propria casa nel 1597.

Caccini, Giulio, detto Giulio Romano. – Compositore e cantante (Roma verso il1550 – Firenze 1618). Musico di corte presso i Medici, fece parte del cenacolo umanistico della Camerata de’ Bardi e si fece propugnatore del “recitar cantando”, ossia dello stile monodico, più aderente al contenuto dei testi lirici o drammatici, contro quello polifonico. Nel 1600 collaborò con I. Peri alle musiche per l’Euridice, il primo esempio di melodramma; tuttavia la sua versione musicale uscì separatamente nel 1601, dopo quella di Peri. Pubblicò diverse raccolte di madrigali e arie, tra cui le Nuove musiche (1601). Fratello di Giovanni Battista e allievo di Scipione Della Palla, fu (già dal 1564) musico di corte presso i Medici. A Firenze visse nell’ambiente umanistico della Camerata fiorentina, e con V. GalileiE. Del CavaliereI. Peri, si studiò di dare alla composizione su testi lirici o drammatici le necessarie risorse di fedele e puntuale espressione che allo stile polifonico facevano difetto. Già nel 1594 sembra ch’egli abbia in tal senso collaborato con il Peri per la Dafne. Alla fine del 1601 pubblicò una sua Euridice, di pochissimo posteriore a quella del Peri. Nel 1601 pubblicò anche Nuove musiche (madrigali e arie a una voce), composte dal 1592 in poi. Nel1613 vi aggiunse altra pubblicazione analoga, il Fuggilotio musicale. L’arte del C. rappresenta la rinascita – contro la polifonia, egemonica ormai da 4 secoli – dello stile monodico. L’artista, come il Peri, a tanto riuscì trasfigurando lo stile semi-popolaresco e insieme virtuosistico dei cosiddetti “cantori al liuto” secondo il gusto e il pensiero del tardo Umanesimo, sotto l’impulso dei nuovi sensi “drammatici” e esplicitamente “rappresentativi”. Elementi fondamentali della struttura operistica del C. sono il recitativo e l’arioso, che si dispiegano, senza limiti apparenti, in un discorso interrotto soltanto da brevi cori. A questo tipo si richiameranno in seguito i grandi rinnovatori del melodramma. E recitativo e arioso si trovano anche nelle musiche vocali da camera. In tutta l’opera del C. si mostra del resto in piena luce l’unità dell’ispirazione, nascente dalla commossa intonazione della poesia (nei recitativi) ed elevata in dolci volute di puro canto, strofico, o ampiamente arioso.

RinucciniOttavio. – Poeta (Firenze 1562 – ivi1621), da considerare quale il primo librettista d’opera. Scrisse infatti, con tenue ma limpida vena poetica, i libretti della Dafne (1594) e dell’Euridice (1600), per le musiche, purtroppo perdute, di I. Peri, dell’Arianna e del Ballo delle ingrate, entrambi del 1608, con musiche di C. Monteverdi. Della musica per l’Arianna, eseguita a Mantova, non rimane che il celebre “lamento”. Assai interessante anche il libretto del Narciso (1616); le Poesie furono pubblicate postume nel 1622. R. ebbe parte assai importante nelle riunioni della Camerata fiorentina, dove furono gettate le basi del melodramma. Godette di grande favore alla corte di Firenze e fu anche per breve tempo (1601-03) alla corte di Enrico IV di Francia.

 

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