L’Italia delle corti

Estratti da un testo di Claudia di Filippo Bareggi (Università di Milano) [fonte: ICON]

La corte nasce nel Medioevo, quando con questo termine si intendeva fondamentalmente alludere al gruppo di persone che vivono accanto al sovrano e che costituiscono certamente i suoi più intimi e fidati collaboratori. La corte medievale è innanzitutto il luogo di presenza di una nobiltà d’arme e questo è anche il tempo nel quale il tono culturale dominante era dato non a caso dagli ideali militar-cavallereschi. Secondo questo modulo interpretativo, “corte” è allora l’antitesi stessa di “Stato”, la sua immagine speculare antica, anzi la sua stessa negazione. Il rafforzarsi della struttura centrale modificherà tuttavia questo quadro: la corte non è ormai più collocata in un castello, bensì in una città. È infatti un ideale “cittadino”, colto, raffinato, quello che fra Quattro e Cinquecento verrà a affermarsi e a sostituirsi a quello antico: l’ideale codificato e reso famoso dal Castiglione nel suo Il Cortegiano. […]

Quello che un tempo era semplicemente “mecenatismo” – il tentativo, cioè, di creare e diffondere di sé un’immagine positiva – diventa in epoca moderna una cultura integrata, capace di riflettere la sovranità in uno specchio particolare, nel quale il repertorio dei culti, dei riti, dei simboli si congiunge a un alone di sacralità destinato a consacrare il sovrano in un ruolo di assoluto rilievo: il re garante della giustizia, fonte del diritto, absolutus (ovvero sciolto, libero) dalle leggi.

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