Viderunt omnes (trascrizione e manoscritto)

Per i più curiosi: il testo del trattato dell'”Anonimo IV”

QUI la partitura dell’organum Viderunt omnes di Perotinus: viderunt

L’ascolto è già presente su un altra pagina di questo sito…

QUI un estratto dal libro La notazione della musica polifonica di Willi Apel (Firenze 1984), relativo alla notazione modale: notazione modale

e di seguito la riproduzione (dal manoscritto Pluteo 29.1 della Biblioteca Mediceo Laurenziana di Firenze)

QUI UNA DETTAGLIATA DESCRIZIONE DEL BRANO

Testo di Carlo Fiore:

Il sistema di notazione e suddivisione ritmica adoperato dai polifonisti di Notre Dame ebbe una definizione teorica che vide la più completa sistemazione (oltre che nel già citato Anonimo IV) nel trattato Ars cantus mensurabilis di Francone da Colonia. All’inizio del Trecento le forme della polifonia erano quindi forti di una tradizione già quasi secolare e si suddividevano in quattro grandi categorie:

– il motetus (il cui nome deriva dal francese mot, che significa parola), brano da due a quattro voci su tenor gregoriano e provvisto di testo differente per ciascuna voce;

– l’organum, dove tutte le voci intonavano lo stesso testo;

– il conductus (chiamato così per il suo frequente uso durantela processione), dove tutte le voci intonavano lo stesso testo ma su melodia integralmente composta dall’autore (senza materiale gregoriano di partenza);

– l’hoquetus (parola che significa “singhiozzo” e assume un valore onomatopeico del risultato sonoro ottenuto), caratterizzato dall’incalzante alternarsi di canto e pause.

Sia per un retaggio teologico che per una moda invalsa nell’ambiente intellettuale francese, i costrutti teorici della musica mensurabilis erano rigidamente ancorati a un ritmo fatto di soli valori ternari: il tre, infatti, era considerato il numero “perfetto” e veniva immediatamente ricollegato alla Santissima Trinità. L’andamento binario invece, che nelle danze e nella musica popolare era sempre esistito, veniva del tutto escluso dall’arsenale di mezzi espressivi a disposizione del compositore. Sempre a Parigi, l’ambiente accademico d’inizio Trecento era coinvolto in numerose dispute sulle forme antiche e moderne di grammatica, retorica, arte, e in questo contesto spiccano il pensiero teorico e le composizioni di Philippe de Vitry. Costui, all’interno di un trattato (probabilmente redatto postumo dai suoi allievi) chiamato Ars nova, aprì le porte all’uso della ritmica binaria, allora detta tempus imperfectus accanto a quella ternaria (tempus perfectus). Nelle composizioni di Vitry sono presenti altre novità, questa volta relative alla strutturaformale. I suoi mottetti infatti risultano costruiti attorno a due nuclei inventivi: icolores, serie di note che vengono ripetute nella linea melodica del tenor, e le taleae, strutture ritmiche che articolano le note deicolores. Questa forma, proprio per la sua schematicità ritmica, viene denominata “mottetto isoritmico”.

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